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:: NEWS :: Farchie in Portogallo





Il 19 giugno scorso sono tornati a Fara Filiorum Petri, molto soddisfatti, i "farchiaroli" (coloro che costruiscono le farchie di Sant'Antonio), partiti cinque giorni prima per il Portogallo.

A Santa Maria da Feira, una bellissima città portoghese situata a 30 km a sud di Porto, si è infatti svolto per la quinta volta il Festival Immaginarius, una grande manifestazione culturale destinata a promuovere la conoscenza reciproca fra paesi del Mediterraneo Europeo grazie alla collaborazione della Comunità Europea e dei Ministeri della Cultura dei Paesi in cui si realizza (Grecia, Italia, Francia Spagna e Portogallo).
Quest'anno il Festival, i cui presidenti onorari sono i Premi Nobel Josè Saramago e Dario Fo, ha voluto sviluppare in modo particolare il tema delle feste popolari mediterranee, e dunque, in questo contesto, ha rivolto la sua attenzione ad alcuni eventi che ha ritenuto particolarmente significativi.
In Italia, come in altri Paesi, sono state individuate dagli organizzatori del Festival alcune feste fra cui quella delle farchie in onore di Sant'Antonio Abate di Fara Filiorum Petri.
Ecco perché sono partiti per il Portogallo più di venti "farchiaroli", robusti giovanotti e meno giovanotti, esperti nell'arte di assemblare le canne, farle combaciare, raddoppiarle e triplicarle in lunghezza, legarle strettamente con grossi legami di salice (sapientemente ammorbiditi, trattati col fuoco, torti e annodati secondo una vecchia arte), fino ad ottenere farchie lunghe circa otto metri, di ottanta centimetri di diametro e pesanti fino a quindici quintali.
Inutile dire che, nonostante su di un camion fossero stati per tempo inviati in Portogallo le canne secche al punto giusto, i rami di salice bagnati bene e gli attrezzi necessari, ci è voluta tutta la tenacia del gruppo, e anche il loro senso dell'onore, per riuscire a costruire in terra straniera due farchie in meno di tre giorni.
Nella difficoltà enorme di coordinare un evento culturale che ha coinvolto centinaia di persone da tutta Europa e un numero elevato di spettacoli, a qualcuno dell'organizzazione è sfuggito di far mettere i rami di salice inviati dall'Italia a bagno, e anche qualche altra cosa; sicchè quando i nostri sono arrivati in Portogallo si sono trovati di fronte a rami di salice che erano diventati quasi legna da ardere, con pochi attrezzi e altri problemi che minacciavano seriamente la buona riuscita delle farchie.
Dai racconti, tuttavia, pare che ad un certo punto sia intervenuto lo stesso Sant'Antonio il quale, evidentemente preoccupatissimo per il grave rischio di non essere degnamente rappresentato anche in terra lusitana, ha risolto in extremis e con fantasia ogni disguido.
Nello splendido scenario estivo di Santa Maria da Feira, in mezzo ad una folla incredibile, le due farchie sono state trasportate, innalzate e accese verso le ore 24 del 17 giugno, intercalate al "Toro Spagnolo" e al "Giglio" di Nola, in contemporanea anche con altri eventi che si svolgevano sull'ampio territorio cittadino.
Non senza un ultimo momento di suspence: le due farchie erano state innalzate nello stupore generale (perché effettivamente quello è un momento stupendo), ma su una di esse era rimasta impigliata la fune usata per innalzarla. Non c'era modo di districarla! Solo all'ennesimo tentativo del ragazzo farese arrampicatosi su per la colonna di canne finalmente la fune planò a terra. La folla, che seguiva tutta la vicenda col fiato sospeso, a quel punto ha emesso un "oooh !!!" di sollievo, e con un lungo applauso ha sottolineato la propria viva partecipazione (e ha ripreso a respirare !).
Non è azzardato dire che le farchie di Fara sono state una delle attrattive che hanno riscosso maggiore successo; anche perché i nostri al suono della "dù botte" hanno generosamente distribuito il vino rosso ("tinto") a chiunque si avvicinava. In linea, d'altro canto, con la tradizione dei faresi di ospitare con amicizia, vino, dolci e cibo tutti coloro che partecipano alla festa di Sant'Antonio Abate il 16 gennaio di ogni anno.
A Santa Maria da Feira è stato portato anche il gonfalone di Fara Filiorum Petri, che ha suscitato molta curiosità ed è stato abbondantemente fotografato. Ed altrettanto fotografato è stato il comandante dei vigili urbani di Fara che si è visto ad un certo punto costretto ad assumere un atteggiamento molto autorevole e a risolvere il caotico flusso della folla anche lì, o le farchie non sarebbero mai arrivate sul luogo destinato al loro innalzamento !
Il fotografo partito col gruppo ha puntualmente documentato ogni fase del viaggio, e il reportage fotografico che ne è venuto fuori sarà a breve distribuito su CD: brani musicali di "fado" portoghese abbracciano le immagini di un'antica Italia che ha trovato molto di sé nella terra dei lusitani.
Sì, in terra di Portogallo c'è molto di noi, come eravamo e come in parte siamo rimasti: i segni di una vita contadina molto dura che non ha ancora assunto caratteri nuovi, quei visi rinsecchiti dal troppo lavoro al sole e il senso di Dio diffuso nei gesti di una vita quotidiana semplice.
Nell'Europa che si vuole fare, che si deve fare, non c'entrano solo le fusioni bancarie e i grandi gruppi finanziari: dobbiamo cercare ciò che di noi stessi è negli altri fratelli Europei, quel filo che ci lega tutti e che resta la più rivoluzionaria delle idee mai affermatesi nella Storia e mantenuta viva dal Cristianesimo: servire l'uomo per servire Dio.
Sulla magnifica bandiera blu dell'Europa campeggia una corona di dodici stelle: il simbolo dei primi dodici Paesi che hanno fondato l?Unione Europea, dicono !
Aggiungiamo: le dodici stelle che coronano il capo regale di Maria, la quale continua a guidare la difficile crescita del nostro Continente dall'età adolescenziale a quella adulta.
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