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:: TRADIZIONI :: Il libro sulle farchie


Cap. V
L'ISTITUTO FESTIVO


Risulta utile a questo punto chiedersi chi è che organizza e partecipa alla Festa delle Farchie, o meglio qual è l'istituto festivo che vi è sotteso. Nella festa troviamo coinvolti gli abitanti di Fara (e non solo, come vedremo in seguito) in due aspetti fondamentali:
- sia come cittadini privati;
- sia come collettività che, in quanto tale, si esprime con le sue istituzioni.
Nella festa è anche coinvolto il Comune di Fara, in quanto istituzione laica, nel compito importante di "regolamentazione"; esiste in proposito un Regolamento per la costruzione della farchia che, per motivi inerenti l'ordine e la pubblica incolumità, non può superare determinate dimensioni. Questo coinvolgimento sembrerebbe un'innovazione relativamente recente dopo che alcuni incidenti mortali, provocati dalla caduta improvvisa delle farchie in fase di innalzamento, hanno causato decessi per traumi da schiacciamento. Dopo i fatti, il sindaco, in qualità di responsabile della sicurezza e della pubblica incolumità, fece predisporre il predetto Regolamento. Alcuni giorni prima della manifestazione l'Amministrazione Comunale fa affiggere dei manifesti in cui si ravvisano i contenuti del regolamento secondo cui la farchia non può avere il diametro maggiore di centimetri 80 ed una lunghezza di metri 7-8; non sembra che l' Amministrazione Comunale sia coinvolta in cerimoniali o rituali specifici mentre i suoi componenti partecipano, in qualità di "cittadini contradaioli", all'interno della contrada di appartenenza.
La Parrocchia di S. Salvatore si inserisce nella ritualità festiva per la parte prettamente "cattolica" del rito. Oltre alle normali funzioni liturgiche legate all' evento festivo (Messe della vigilia e del giorno festivo, tridui o novene, processione religiosa con il simulacro del santo) una particolare fase religiosa è la "presentazione" delle farchie al santo. Simultaneamente all'incendio la statua del santo viene portata davanti il piazzale della chiesa e viene fatta assistere all'accensione affinché, tramite esso, si diffonda la benedizione divina. Altro rito importante è la benedizione del pane, degli animali e del fuoco di Sant'Antonio che ha luogo durante la Messa solenne del 17 gennaio alle ore 11. I pani vengono poi distribuiti da parte del comitato festa a tutte le famiglie mentre i carboni del fuoco sono portati dai fedeli a casa e gettati nel focolare domestico(1).
Una collocazione piuttosto specifica e circoscritta spetta al Comitato Festivo, composto da persone che spontaneamente si impegnano ad organizzare tutta la parte generale, riguardante i fuochi d'artificio, la scelta della Banda Musicale o delle Orchestre di intrattenimento popolare, gli arredi festivi, il mantenimento dell'ordine durante la celebrazione dei riti religiosi propriamente disciplinati dalla parrocchia e quindi la


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questua. È consequenziale che questo comitato, come d' altronde si può verificare anche in altri contesti festivi di paesi vicini, è avallato dalla parrocchia. Non risulta invece che il comitato interferisca sulle modalità di realizzazione delle farchie.
Sicuramente la parte più interessante dell'istituto festivo riguarda l'insieme dei cittadini che partecipano alla festa in qualità di attori-spettatori in forma associata. Sono le Contrade (di solito le contrade Colli, Via Madonna, Mandrone, Forma, Vicenne, Para Centro, Crepacci, Campo Lungo, Colle Anzolino, Via S. Antonio o Colle S. Donato, Sant'Eufemia, Giardino e Pagnotto) in quanto entità sociali ben definite che preparano la farchia, la trasportano in corteo, la innalzano e quindi la incendiano. La contrada comunque coincide con una delimitazione territoriale, all'interno dell'ambito comunale in quanto identificata toponomasticamente ma non sempre si compone della sola realtà sociale che abita in quel determinato territorio. Spesso possono aggregarsi al gruppo sociale anche persone di altre zone (non escluse quelle dei comuni vicini che confinano con il territorio farese), amici di altri paesi o turisti che sono invitati. Sono i vincoli parentali, di amicizia, di rispetto sociale che disciplinano la formazione del gruppo contradaiolo. Sarebbe oltremodo interessante stabilire come si definiscono i confini tra contrada e contrada e soprattutto come ci si differenzia dai territori extracomunali.
Possiamo comunque riassumere quanto detto sull'istituto festivo nello schema di seguito riportato.
Il gruppo contradaiolo trova la sua forza nella coesione sociale. Osservando attualmente la festa si nota che le persone si incontrano in un luogo destinato alla preparazione della farchia, di solito nei pressi di un'abitazione. Gli uomini costruiscono la farchia mentre le donne sono impegnate nella preparazione dei dolci e dei cibi.
Risulta evidente il carattere prettamente "maschile" della festa: solo gli uomini sono preposti alla confezione dell'oggetto rituale per eccellenza, cioè la farchia, mentre le donne assolvono alle faccende domestiche o altri compiti necessari e che i mariti non possono svolgere per la loro assenza da casa. L'Istituto festivo ha un ruolo dinamico nella festa: una sua mutata condizione porta a mutare l'intera struttura della festa e a volte i suoi significati.
I cambiamenti sociali, quindi, in ambito festivo si esprimono sostanzialmente nella trasformazione degli istituti festivi, quando la festa nella sua complessità sopravvive in quel contesto culturale. Come diretto corollario ne scaturisce che i fenomeni festivi possono essere effetto di trasformazione delle festività esistenti, della nascita o della scomparsa di esse.
Parlare della Festa delle Farchie oggi ci impegna a riconoscere i cambiamenti dell'istituto festivo e quindi le possibili trasformazioni socio-culturali(2).
Unica preoccupazione, in senso sociologico, non è tanto la scomparsa delle feste popolari quanto la perdita irreversibile di modelli comportamentali vagliati nei secoli, se non nei millenni, in esse ravvisabili. La trasformazione della "festa" va seguita attentamente per evitare un "disagio" che è identico a quello che si prova alla scomparsa di qualsiasi altra ricchezza culturale o di "memoria culturale".

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È un problema complesso che oltre ad interessare sociologi e psicologi riguarda innanzitutto noi stessi e le generazioni più giovani che rischiano dì conoscere poco l'antica eredità culturale(3).
"Horkheimer e Adorno colgono bene il processo dì depauperizzazione dei significati sociali nelle feste moderne della società "vacanziera". La "vacanza" rappresenta il precìpìtato ormai inaridito sterile ed individualista, per lo più frustrante e alienante, di un istituto che nella civiltà contadina di un tempo, in vari ambienti rurali odierni, e nelle società tradizionali precapitalistiche fuori dell'Occidente, attuava e in parte tuttora attua in termini simbolici e rìtualì, in un clima di socialità intensamente condivisa, la salvaguardia ed il periodico recupero dell'identità dell'individuo, in rapporto ìmmedìato con il gruppo dì appartenenza(4).
Nel contesto farese osserviamo una particolare vivacità nella partecipazione popolare. Quella che alcuni decenni orsono era una festa contadina, oggi sembra essere una festa complessa che coinvolge persone dì cetì diversi. Le nuove generazioni, pur vivendo ormai una modernizzazione" totale, sembrano più vicine ai riti tradizionali, anche se la loro presenza nella fase organizzativa sì scontra con i tempi quotidiani della modernità. Ne risente, quindi, la fase preparatoria (anche perchè molti sono condizionati da impieghi e mestieri che impongono ormai tempi e stili dì vita diversi) e sembra che l'attività febbrile connessa alla preparazione della farchia occupi sempre più parte del "tempo libero".

Istituto festivo




NOTE

(1) Alcune volte questo fuoco serviva per arroventare gli stampi con cui marcare gli animali.

(2) "La dinamica interna delle feste (. ..) dipende dal modificarsi delle condizioni ideologiche, socio-culturali, economiche, dai rapporti di classe e interetnici e da ogni altro fattore storico che incida sulla struttura e sul modo di produrre, sugli orienta- menti della società, al suo interno e verso l'esterno. È dunque una dinamica riflessa dalle condizioni sociali e culturali". Cfr. Lanternari v:, 1983, pag. 38.

(3) M. Horkheimer -T. W Adorno, Dialettica del11lluminismo, Einaudi, Torino, 1976, pag. 114 -citazione tratta da V. Lanternari, op. cit. pag. 39.

(4) Nelle feste le società antichissime attuavano il ritorno alla natura come piacere. "Nel piacere gli uomini si liberano dal pensiero, evadono dalla civiltà. Ma col progresso della civiltà e dei lumi, la soggettività più forte e del dominio più consolidato riducono la festa ad una commedia. ..
Il piacere diventa oggetto da manipolare, fino a sparire. ...L'evoluzione va dalle feste primitive alle vacanze, Lanternari, 1983, pag. 40.


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