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:: TRADIZIONI :: Il libro sulle farchie


Cap. II
AREA GEOGRAFICA


Sappiamo quanto sia importante, soprattutto nell'analisi di una festa, con il contesto socio-culturale nel quale essa ha luogo e quanto sia importante trovare elementi o temi presenti nei contesti sociali limitrofi, sia per trovare analogie sia per trovare discordanze.
La Festa delle Farchie o di S. Antonio si celebra a Fara Filiorum Petri, paese situato alle falde della Majella. È interessante notare che intorno a questo centro e per un raggio di circa 15 km sono situati altri paesi nei quali possiamo" osservare una interessante varietà di sistemi festivi. Troviamo feste legate al culto degli alberi, la cui memoria si ravvisa nelle cosiddette Madonne Arboree, e altre legate ai cicli agrari o taumaturgiche connesse a cicli primaverili o a culti della fertilità, che possiamo raggruppare nello specchietto "Feste della Valle del Foro e del Lajo".
La festa di S. Antonio Abate di Fara Filiorum Petri rappresenta quasi un unicum nell'insieme festivo sopra descritto(1)
o comunque rappresenta un valido esempio di conservazione di riti purificatori e di propiziazione della fertilità connessi al solstizio invernale che preludevano alla rigenerazione della natura e quindi tutta incentrata sulla purificazione della terra affinché essa diventasse madre più feconda e generosa di raccolti.
Questa festa originata da Fara, seppure con propaggini a Pretoro (contrada Pagnotto), Casacanditella e Roccamontepiano (contrada Reginaldo), poteva essere confrontata con espressioni festive più semplici ma significative che si concentravano nei "fuochi della Concezione" - grandi falò accesi nelle strade o slarghi pubblici a Casoli e a Guardiagrele l'8 dicembre(2).

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Il periodo temporale è diverso ma è comunque con il fuoco generatore e purificatore quale elemento emblematico di cesura con l'anno vecchio che si chiude con la natura spoglia e si accoglie l'anno nuovo, a cui si guarda con speranza proprio nel periodo in cui la semina del grano è stata già fatta.
Non voglio, in questa sede, cercare confronti con altre feste simili, come quella di Villacollelongo, Collelongo o Cansano (in provincia di L'Aquila) perchè il discorso mi porterebbe ben oltre lo spazio che ho a disposizione sia perche sarebbe inutile di fronte agli importanti studi condotti da autorevoli antropologi. Risulta interessante la prima nota- zione del gessano Gennaro Pinamore e quella fondamentale di A.M. Di Nola riportata ne "Gli aspetti magico-religiosi di una cultura subalterna italiana", la cui prima edizione risale al 1976. Il capitolo "Mitologie e rituali di Sant' Antonio abbate" rappresenta un insostituibile riferimento per quanti volessero conoscere e interpretare le tradizioni antoniane abruzzesi e sicuramente una pietra miliare su cui gli studiosi abruzzesi E. Giancristofaro e P. Cercone hanno basato i loro approfondimenti. Di Nola è il primo che elabora una bibliografia utilissima sull'argomento includendovi i fondamentali testi del Lupinetti, del D'Ancona e De Nino.


NOTE

(1) La festa di s. Antonio di Fara ha i caratteri tipici della festa patronale nel senso che è quella principale e l'unica tra quelle contadine che si è conservata sino ad oggi. È fondamentale ricordare che anche in altri centri vicini si celebrava la festa di
S. Antonio rientrando la stessa nel novero delle feste cattoliche che si svolgevano nell'anno solare; tuttavia in nessun altto centto vicino le feste hanno assunto la complessità di quella di Fara.

(2) Ad Atri, alle 5 di mattina dell'8 dicembre si ripete, con grande partecipazione popolare, la processione dei faugni, grosse torce fatte con canne ben sttette, a sera viene incendiato un fantoccio femminile, chiamato Pupà', cfr. Giancristofaro, 1985, pag. 170.


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