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TRADIZIONI :: Il
libro sulle farchie
Cap.
XIII
TESTIMONIANZE
Doc.
1 - Il Carro dell'Arriffe: la questua di luglio
Nell'ultima domenica di luglio si festeggia la
versione estiva della festa di S. Antonio. Circa
una settimana prima transitava per le contrade
un carro trainato da buoi su cui si costruiva
un tettoia (pajarello) di legno, coperta con paglia
di spelta (la speuta) o di sorgo (lu surechétte).
All'interno del carro vi erano persone del comitato
festa che al suono di travucette si annunciavano
ai padroni di casa. La visita del carro era attesa:
ognuno sapeva che contribuire alla questua della
festa era un ano di dovere ma anche di onore.
Si offrivano prodotti agricoli o animali da cortile
collocati ben in vista sul carro dalle persone
del comitato. Il carro dell'Arriffe veniva portato
in piazza la sera del venerdì e i prodotti
venduti al pubblico incanto. Con il ricavato si
finanziava la festa. (Contradaiolo di c.da Colli).
Doc. 2 - La cena di S. Antonio: la questua
di maggio
Fino a pochi anni orsono, i contradaioli organizzavano
in ogni contrada la "cena di s. Antonio".
Tutti i capifamiglia erano invitati a partecipare
e restare alla tavolata. Agli altri si donava
parte del cibo dentro un piccolo tegame (nu scummarèlle
o tianelle). In entrambe le situazioni i partecipanti
lasciavano denaro che confluiva nella cassa di
questua. Chi non contribuiva si impegnava ad assolvere
al proprio dovere durante l'Arriffe.
Oggi con l'assenza delle aie o di ricoveri di
tipo agricolo, la cena viene organizzata nei ristoranti
faresi secondo un menu rimasto sostanzialmente
inalterato.
Al tradizionale spezzatino di fegato d'agnello
con piselli e uovo sbattuto, si accompagnano le
sagne e fagioli, coniglio sotto il coppo oppure
le fave crude con pane e olio d'oliva. (Contradaiolo
di c.da Giardino).
Doc. 3 - Testimonianze di Antonio Di Fulvio
Per fare le crespèlle bisogna mescolare
strutto, farina, olio e lievito. Si fa ricrescere.
A volte ci si mette pure l'uva passa. Quando la
pasta è pronta, si prende a piccoli pezzi
con le dita e allungandola si immerge nell'olio
bollente. Si fa friggere ottenendo dei "tuteri"
(torsoli) dorati.
Il Serpentone è un dolce comune. Non esistono
ricette sempre uguali. Una volta si adoperava
la "massa ricresciuta" per fare il dolce.
È un dolce che si mangia durante la festa
di S. Antonio: nella vigilia, il giorno della
festa e durante "lu Sand'Andone". Circa
20 famiglie del vicinato si mettevano d'accordo
e preparavano "lu Sand'Antone". La festa
era fatta dal vicinato e chi poteva partecipare,
partecipava. Quando si faceva "Lu Sand'Andone"
ci si tratteneva fino alle undici o mezzanotte.
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Per
fare le zeppolette ci vuole farina e patate, si
mescola come la pasta per gli gnocchi. La pasta
viene fatta fine e poi fritta. Gli ingredienti
sono: farina, uova, patate, lievito. Sulla pasta
fritta viene spolverata un misto di zucchero e
cannella tritata.
Il giorno di vigilia era considerato ordinario.
Di solito si mangiava sagne e fagioli. Non si
faceva digiuno mentre la vigilia di Natale, si.
Nella vigilia di Natale si mangiavano fagioli
conditi con olio di frittura delle sardelle; baccalà
al sugo, "ciammaiche" al sugo. Quest'ultimo
è un piatto tipico di Fara. In ogni casa
c'era questo piatto. Si mangiavano le "checune",
le "cantarèlle" (dal guscio verdognolo-giallastro);
la "Majellà' (detta pure le cionche);
le "monachèlle" (dal guscio crema-nocciola).
La ciammaica "majelle" è più
piccola però è più grassa.
Si dice "jeme a fa lu Sand'Andonie"
quando si andava presso una famiglia del vicinato
e si mangiava dolci, si ballava e si accendeva
il fuoco. Era un modo di riunirsi e incontrare
le persone del vicinato. Quando si andava in giro
per fare il Sant'Antonio si esclamava:
Se
me dite tu serpentone
Viva viva Sand'Andone
Se me dite na cancellate
Viva viva Sand'Andonie Abbate
Davanti
la chiesa di S. Rocco si faceva festa l'8 ottobre
oppure la prima domenica di ottobre, mentre la
Madonna del Ponte si festeggiava il 29 aprile.
La festa di S. Antonio dell'ultima domenica di
luglio si fa in paese. La festa delle SS. Reliquie
si svolgeva con fuochi d'artificio, la processione
e la banda.
L'alimentazione nel giorno di S. Antonio di gennaio
era così articolata: a colazione si mangiavano
salsicce, ventresca fritta o frittata; a pranzo
si mangiava maccheroni all'uovo, capponi o tacchino
al sugo oppure "pallotte cascie e ove"
e la sera si faceva "lu Sand' Andone"
con cauciune, zeppolette e serpentone.
La tradizione delle farchie di Pretoro c'è
sempre stata, da antica data. La farchia si dice
che è bella quando risulta dritta e senza
"pancià" dopo che è alzata.
Le farchie vanno "guardate" perchè
c'è sempre il pericolo di qualcuno che
può andare a tagliare i "lehami".
Quando passarono i Francesi, nascosero l'oro sotto
una quercia che aveva il tronco svuotato (nu cavute).
La quercia fu tagliata quando allargarono la Strada
Provinciale. Era chiamata anche la "cerque
de lu cunvègne o la cerque de lu cavute.
Aveva circa 4 mt. di circonferenza. Per segare
il tronco vennero esperti da Guardiagrele e fu
fatto uno stucco apposta (sega speciale). Si diceva
che dentro "lu cupe" (il buco) era stato
messo un bambinello d'oro - "nu mammuccelle
d'ore" dai Francesi. Questo bambinello andò
in sogno ad una persona.
Il pane di S. Antonio si prepara la vigilia e
la mattina successiva si porta a benedire. Il
comitato della festa attualmente incarica un fornaio
di confezionare 400 o 500 rosette. Si porta una
rosetta per famiglia e tutto devono mangiarla,
persone e animali. Lo si consegna a domicilio
anche 2 o 3 giorni dopo la festa.
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Quando i buoi che aravano trovavano difficoltà
o eccessiva fatica, si usava incitarli dicendo:
"su, su Sand'Andonie".
Sand'Andonie se cumingè a lu 13 o 14 di
gennaje, quanne se cumingè attaccà
le farchie. Se pijè tutte le cose che facè
le femmene: cauciune, zeppelette ...se faciè
na 'uantiere e se je a purtà a quille che
statè attaccà la farchie. A preparà
le canne, se cuminzè a Capudanne, se mettè
nu feccanase pe sapè addò statè
le canne. Lu feccanase sapè quanne se putè
jj a pijà le canne.
Prima di cominciare ad attaccare la farchia, due
persone si mettevano in mezzo alla strada, si
sparava un colpo di fucile che era il segnale
e tutta la gente cominciava a radunarsi. Gli uomini
pensavano a preparare lo spazio. Si conservavano
le canne in vari punti perché altrimenti
sarebbe stato facile rubarle. Le donne preparavano
il pranzo. Le donne delle famiglie vicine, a turno,
preparavano il pranzo. I dolci venivano portati
nella casa dove si "legavà' la farchia.
La mattina del giorno dopo, dalle 8 alle 9 si
sparava un altro colpo di fucile: "s'attacche
la farchià'. Appena ci si incontrava, si
accendeva il fuoco necessario per scaldarsi e
per torcere "lu lehàme". Si preparava
"l'anima", cioè un palo attorno
cui si formava la "farchiettà'. Si
adoperava "lu capezzone". Si inizia
da sotto, si fanno un paio di legature, distanza
di un palmo. Col "capezzone" si fanno
due o tre giri e quindi si mantiene lo stesso
diametro. Le canne vanno appuntite. Alcuni puliscono
le "canne da le scorscie": non è
sbagliato perché arde di più. Una
farchia di diametro di 1,20 e 1,10 mt. e può
essere alta di mt. 8,00 o 10,00 e anche 15. Sopra
la farchia si sistema la batteria. Una volta si
arrampicava una persona sui nodi e metteva fuoco.
Si gridava ogni tanto:
Sand'Andonie
nghe fa bbarba bbianche
Oh quand'è bbèlle ssu piancate
Evvive Sand'Andone Abbate.
Saucicce
e cancellate
Evvive Sand'Andonie Abbate.
Verso
le ore 13,30 del 16 gennaio si usciva con le farchie.
Si portavano a spalla, Si sparava un botto e usciva
la farchia. Per tradizione ci sono quelli che
portano le farchie sul trattore e poi lo portano
a spalla. Una volta le farchie si accendevano
lungo la strada. Quando la farchia era arsa per
metà, si spegneva e si doveva far ardere
nella Piantata. Poi si tagliavano i legacci e
si facevano ardere. Si accendevano in piazza,
poi per sicurezza si cambiò perche successero
incidenti.
Vicino la chiesetta di S. Antonio ai Colli c'erano
gli "sterponetti": una fila di circa
10 piante di querce. Mio nonno sempre me lo diceva.
Le querce erano sempre della stessa quantità.
Avevo 5 o 6 anni quando mio nonno mi raccontava
e da allora gli sterponetti erano rimasti sempre
della stessa quantità. Diceva mio nonno
che dove sta la chiesetta lì era nato S.
Antonio. Questa chiesetta non esisteva, è
stata costruita prima della I guerra mondiale.
C'era una croce di legno messa dai Missionari.
Dopo alcuni anni, la croce fu nuovamente messa
però all'incrocio verso Bucchianico. Si
costruì la chiesa. La famiglia di Stenti
fu
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costretta a sfollare a Spoltore, dopo il fiume
Tavo. Caricarono il necessario sui carri e partirono.
Le vacche del primo carro, dopo 100 mt la chiesetta,
si sdraiarono. Mentre le vacche del II carro si
sdraiarono prima della chiesetta. Tornarono al
fosso di acacie, al canalone delle Vicenne. Rigirarono
le vacche e le coprirono gli occhi con la giacchetta.
Ma le vacche non vollero passare. Tornarono a
casa e videro che i tedeschi non c'erano. Stettero
a casa e si salvarono perche l'altro gruppo di
tedeschi non arrivò. Si sparse la voce
e si diceva che era un miracolo. La chiesetta
fu costruita per ringraziamento nel 1947 .Sulle
sponde della Vesola c'era la sabbia, un altro
fratello aveva la fornace. Si cossero le pietre
della Vesola con i rami e alberi tagliati dai
Tedeschi.
Si diceva che la Selva era tutto un bosco, poteva
essere circa 70 ettari. Il proprietario vi allevava
maiali, aveva due socci per la terra e due garzoni
per la Selva. Ai principi di settembre, quando
maturavano le ghiande, andava a comprare i maiali.
Poteva campare 400 - 500 maiali. La sera il garzone
li portava verso il fiume per farli bere e poi
li metteva nel recinto.
Il picchetto dei Francesi - Lu picchette
ere de 13 suldate: 12 suldate e n'ufficiale. Quand'è
arrivate a che lu punte, ha truvate nu ggenerale
senz'arme. la ddummannate addò ava jj.
Li Francise ja date a capl c'ava passà.
Allore lu ggenerale je respunnese: a ècche
nen se passe! Vede quanne suldate e anzignese
nghe la mane.
- Ve facce brusciare a tutte quante! (lu ggenerale
ere Sand'Andonie).
Le Francise je respunnese: addò nen ce
'ppuò, nen è vergogne a scappà!
Se ne returnese e jese a fa lu ggire a Casacanditèlle
e passese oltre.
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Nu
francese s'ave mbaurite e se destacchese da lu
gruppe e s'annascunnese mmèzze a la frane.
Stese na quindicine de ggiorne. Nu cacciatore
scuprese ca stave nu francise mmèzze a
la frane. Mo', s'areunjte, s'è apute a
lu Cummune, ca stave na persone. S'aunjte ddu
tre giuvene e nome ite ognune nghe la mazze mmane.
Anome jese torne torne a la fatte. Lu francise
stave nghe lu fucjle, auzese le mane, inese lu
fucjle e aciese capl ca nen vulave fa danne.
(Le testimonianze sono state rilasciate da Antonio
Di Fulvio di anni 93 residente in c.da Colli).
Doc.
4 - Testimonianza di Giuliano Di Giuseppe
Tra i documenti includiamo un fascicolo dattiloscritto
di Giuliano Di Giuseppe di Fara. Il modello dell'intervista,
scelto dall'autore, sembra essere stato idoneo
per rivolgersi ai propri concittadini desiderosi
di conoscere le proprie tradizioni. Egli dà
informazioni rivendicando il senso di appartenenza
al luogo; conosce e riferisce particoari noti
solo a chi vive da sempre tra la "gente delle
farchie". Le domande sono in realtà
quelle che il "pubblico delle farchie"
fa a se stesso, cercando di trovare nel passato,
nella tradizione le motivazioni comportamentali
del presente. Questa testimonianza diventa così
doppiamente interessante: da una parte consente
ai lettori di conoscere fatti interessanti sulla
festa, dall'altra di capire meglio gli attori
della festa.
Le
farchie del 2000, nella leggenda, nella storia
e nell'attualità
Domande ricorrenti sulle farchie di Fara Filiorum
Petri
1.
Cosa sono le farchie di Fara Filiorum Petri?
Sono pesanti fasci di canne, costruiti con somma
maestria uno per contrada, allo scopo di bruciarli,
una volta messi in piedi, per onore il protettore
del paesetto, Sant' Antonio Abate, la vigilia
della festa, cioè il 16 gennaio. Possono
avere circa un m t di diametro e una decina di
mt di lunghezza. Sono legate da robusti rami lunghi
e flessibili di salice.
2. Come nacque fa tradizione delle Farchie?
Intorno al 1860 sorgeva il bisogno di illuminare
la strada ad una processione per portare la statua
del santo dalla chiesa a lui dedicata a quella
parrocchiale, la sera del 16 gennaio. Ma erano
farchiette che ogni fedele in duplice fila doveva
portare a mano per fare luce.
3. Quale fu il motivo ispiratore di questo
tipo di illuminazione?
Pare che alcuni anni prima, facendo inspiegabilmente
ritardo una "Compagnia" che tornava
dal Volto Santo di Manoppello, i partecipanti
rischiavano di trovarsi nell'oscurità.
Allora altri Faresi andarono loro incontro con
delle farchiette accese per far luce.
4. Prima di questo viaggio esisteva qualche
fuoco propiziatorio in omaggio di S. Antonio?
Era in uso la farchietta accesa per depilare
il porco oppure qualche sparuta farchietta o tizzone
ardente che il viandante talora accendeva per
illuminare la strada. Siamo nella prima metà
dell'800. Dunque non c'era niente che avesse lo
scopo di rendere omaggio o ringraziare Sant' Antonio.
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5. Quale fu l'esclamazione misteriosa che si
ripete per quasi un secolo?
L'esclamazione "mo remeneme, mo remeneme,
e ssand'Antone che si legava al ritorno della
Compagnia. Questa esclamazione finì negli
anni '40 del secolo ventesimo.
6. Dopo la morte del picchetto francese nel
1799 durante un agguato in località "La
Selva" scattò subito la riconoscenza
al santo per aver evitato la rappresaglia su Fara?
Presso i contadini, specialmente dopo il ritorno
dei Borboni avvenuto nel 1815, la venerazione
al santo miracoloso certe volte aumentò
fino al punto di dedicargli le farchie. Anzi pare
di capire che a livello ufficiale nella metà
dell'800 sant'Antonio fu piuttosto snobbato a
vantaggio delle più reclamizzate sante
Reliquie. Sant'Antonio Abate cioè il Santo
borbonico, antifrancese, antiliberale, ecc. diventò
solo appannaggio del popolo.
7. Ci sono state relazioni con le feste del.fuoco"
di origine arcaica?
Andando indietro nel tempo, l'indagine si fa pressoché
impossibile ma si può tranquillamente negare
l'esistenza del "fuoco devozionale".
A sentire gli studiosi il discorso non finirebbe
mai perché di congetture se ne possono
fare tante.
Noi però restiamo delle nostre irremovibili
opinioni.
8. Chi fu l'insigne saggista che annoverò
la festa delle Farchiette tra le meraviglie da
vedere?
Gennaro Finamore ne parlò intorno al 1890.
9. In che modo venne aggirata la penuria di
canne?
Visto che con le buone non si ottenevano donazioni
di canne, si ricorse al furto. Necessità
fa virtù. Anzi ancora peggio perché
si disse che era Sant' Antonio che voleva le canne
rubate. Dunque Sant' Antonio capoladro! Ogni tanto
i furti di canne avvenivano abbelliti dalla leggenda.
Sant' Antonio era il capo" e i Carabinieri,
gli uomini di Legge, dovevano chiudere gli occhi
perché c'era di mezzo il santo.
10. Perché le Farchiette diventarono
Farchie grandi?
L'usanza delle farchiette iniziò prima
del 1900 per meglio illuminare le strade durante
la processione, si sistemarono farchie più
robuste che potevano essere poggiate sul terreno
senza alcuno che le reggesse. Poi successe che
un contadino dei Colli, Menic' Antonio della Selva
(Domenico Antonio D'Angelo), in vena di prodezze,
insieme con qualcuno che la pensava come lui,
costruì una farchia più grande delle
altre. Alcune volte accadeva che alcune famiglie
univano le loro forze per costruire una farchia
meno piccola del solito. Si dice che un ragazzo,
per fare bella figura, aiutato dagli amici eresse
presso l'abitazione della sposa una farchia più
grandicella. Queste esperienze piacquero facendo
più spettacolo.
11. Qual è l'usanza dimenticata?
L'usanza delle fucilate di gioia andò scomparendo
dall'inizio del secolo. Verso la metà del
1890 ad uno sparatore che aveva sbagliato il dosaggio
di polvere per l'intensità dello scoppio
rimase ferito e gli fu amputata una mano.
12. Quale fu il rilancio dell'usanza delle
farchie?
Ne11899, allorché le Farchie si portarono
presso "La Selva" per ringraziare sant'Antonio
in occasione del centenario dell'invasione dei
Francesi, quando un picchetto francese era stato
in parte fatto fuori da
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partigiani borbonici nascosti in mezzo al bosco
"La Selva".
Il Santo si mise davanti il bosco che per miracolo
prese fuoco e dissuase i nemici dallo scendere
in paese mentre i partigiani si piazzavano tra
gli alberi a sguainare grosse spade lucenti e
i cavalli francesi s'inginocchiavano per riverenza
a Sant'Antonio Abate.
Nonostante tutto, bisogna dire che probabilmente
un maldestro tentativo di bruciare la boscaglia
da parte di coloro che avevano a cuore le sorti
della sottostante Fara, pare che ci fosse sul
serio. Ma molto probabilmente furono i Francesi
stessi, più preparati, più attrezzati,
più organizzati, a tentare l'incendio per
snidare, sfrattare, costringere allo scoperto
i numerosi briganti appollaiati sugli alberi.
D' altra parte non si riesce a sapere se un incendio
avvenuto oggi sia doloso o meno, figuriamo- ci
dopo oltre duecento anni!
I nemici dopo aver valutato la situazione cambiarono
strada.
13. Qual è lo stornello ottocentesco
su questi fatti?
(I francesi)
"La Huardie l'han brusciate
Ursogne svreugnate
La Fare tante strette
Ha ammazzate lu picchette".
I Francesi hanno bruciato Guardiagrele, conquistato
Orsogna senza combattere mentre Fara tanto piccola
ha ucciso il picchetto.
14. Fino a quando le Farchiette, poi le Farchie,
furono bruciate in piazza?
Fino al 1932. Dopo non più, essendosi pavimentata
la piazza. In sostituzione furono bruciate sotto
le Ripe.
15. Si dice che le Farchie di un tempo erano
più grandi, è vero?
Diciamo che è vero. Fino agli anni '30
il diametro poteva raggiungere mt. 1,20-1,30 e
la lunghezza doveva naturalmente avere una maggiore
proporzione. Si spiega con una maggiore forza
fisica specialmente del contadino più allenato
alle fatiche, più avvezzo a rubare le canne
e con il più evidente fervore religioso.
16. Perché l'usanza di attribuire premi
alle Farchie più belle, viva negli anni
30, poi decadde?
L'usanza fu fonte di accese polemiche da parte
delle contrade sconfitte. Si pensò di formare
giurie di forestieri ma spesso i componenti non
conoscevano la tradizione. Fu importante il premio
di una bandiera tricolore simil-oro, attribuito
nel 1932 alla contrada Colli per iniziativa del
prefetto: Vicedomini. Altre contrade, compreso
il centro abitato, fecero "buon viso e cattivo
gioco" almeno secondo il loro punto di vista
di eventuali altre premiazioni guadagnò
proseliti e naturalmente ogni contrada voleva
fare bella figura anche perché il regime
fascista ci teneva molto a queste cose. Le Farchie
grandi che richiedevano fatica e impegno restarono
ma si cominciarono a costruire con più
attenzione. Nel 1948 fu premiata la c.da Colle
S. Donato con uno stendardo raffigurante una farchia
ardente e la c.da Vicenne per iniziativa del giovane
parroco D. Antonio Erratico. Sensazionali furono
i premi del 1969 per merito del Comune di Fara
F.P. (sindaco Giuseppe De Ritis) consegnati alle
contrade Sant'Eufemia e Pagnotto. Il presidente
dell'Ente Turismo, A. Clementini, rivolse in quell'occasione
parole di incoraggiamento.
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17. Successero fatti spiacevoli e luttuosi?
Purtroppo si. Durante la II Guerra Mondiale le
Farchie caddero visibilmente di tono fin quando
non si costruirono affatto perché c'erano
i Tedeschi (1944). Dopo, ne11946, un povero operaio
che stava ad aiutare per l'innalzamento della
Farchia del Colle S. Donato, morì per l'improvvisa
caduta dell'enorme fardello. Lo stesso incidente
accadde nel 1972 quando morì sotto la Farchia
di C.da Pagnotto un altro aiutante. Dalle autorità
furono imposte riduzioni delle dimensioni delle
farchie ma con il tempo esse ridiventarono come
le precedenti.
hgh
18. Quali furono le altre iniziative?
Con il tempo maturò l'idea di portare le
Farchie ad accendersi in c.da Colle Selva ogni
25 anni. Infatti vi furono portate ne11899, nel
1925 anziché nel 1924 per carenze organizzative,
nel 1949 (in parte compro- messe dal cattivo tempo),
nel 1974 e ne11999.
Altra iniziativa fu quella di risolvere incomprensioni
che sorgono tra le persone stando riuniti davanti
la Farchia della contrada. Altra iniziativa anticamente
rispettata era quella di invitare poveri dei paesi
vicini a partecipare alla Festa.
19. Quali differenze esistono tra la festa
di un tempo e quella di oggi?
Anticamente c'erano le ubriacature facili e si
mangiava con una certa parsimonia. Oggi la devozione
sembra essere più affievolita rispetto
ad un tempo. Le Farchie si trasportano con i trattori
e si accendono insieme, fragorosamente, per ridurre
i pericoli. Da oltre 25 anni le Farchie non si
portano semi-bruciate sotto le ripe ma, al contrario,
ogni contrada riporta i resti della propria farchia
in sede facendolo bruciare per continuare fino
a tardi a fare festa e mangiare ali' aperto.
La tradizione oggi è molto conosciuta.
Nel 1984 si tenne in Chieti una conferenza, nel
1987 a Oratino (Cb), nel 1995 in Chieti e nel
gennaio 1997 in Fara. Nelle edizioni 1995 e 1996
della festa di S. Giustino
in Chieti, patrono della diocesi, i Faresi portarono
una farchia in città.
20. Attualmente funziona anche l'aspetto conoscitivo
della tradizione?
Si direbbe di si: per le televisioni, per i giornali
e per le conferenze. Tra esse quella nel gennaio
1984 a Chieti, nell'agosto 1997 a Oratino presso
Campobasso, nel maggio 1995 a Chieti, nel gennaio
1997 a Fara. Si è portata una farchia a
Chieti nel maggio 1995 e 1996 durante la festa
di S. Giustino.
21. Quali sono le contrade che costruiscono
le farchie?
Le contrade sono: Colle S. Donato, Fara centro,
Giardino, Mandrone, Pagnotto, Piane, Via Fuori
Porta, Via Madonna del Ponte (con due farchie),
S. Nicola, S. Eufemia. Sono state lungamente inoperose
le contrade di Campolungo e Via S. Antonio mentre
quelle di Crepacce e Brecciarola non partecipano.
22. Quanta gente assiste alla festa?
C'è sicuramente più gente rispetto
ai tempi passati, sono in aumento soprattutto
i forestieri. Ad esempio nell'edizione del 1994
la folla era tanta che non si poteva passare!
L'interesse è aumentato con le informazioni
giornalistiche e le televisioni.
23. Esistono momenti altamente emozionanti?
L'aspetto molto emozionante è dato dalle
struggenti litanie recitate in latino dalle donne,
con accompagnamento della banda, poco prima che
pag. 60
la parta a spalla la Farchia di Fara centro. Danno
quasi l'impressione di tanti ricordi che s'intrecciano
col presente per instaurare un'ideale continuità
di intenti!
24. Quali furono altri fatti, per 10 più
brutti, connessi alla tradizione delle Farchie?
Nel 1951 un incessante acquazzone appesantì
talmente le Farchie da renderne problematico il
trasporto. Solo dopo le cinque della sera al suono
delle campane si poté partire tra la generale
commozione. Alcuni esperti dissero che sarebbe
stata meglio la neve. Dal 1965 la chiesa di Sant'
Antonio restò chiusa perché pare
che la volta fosse pericolante. Questo fatto però
non piacque a tanta gente. La chiesa fu riaperta
al culto dopo oltre vent'anni. Nel 1985 la Farchia
di Fara centro non si poté alzare verticalmente
perché le forze per farlo scarseggiavano
e sarebbe stato pericoloso insistere. Anche poco
prima del 1950 successe qualcosa di simile.
25. Quali furono invece altri fatti, per lo
più belli, meritevoli di attenzione?
Fu la moda di questi ultimi anni consistente in
baracche con sostegni di ferro e manti di plastica,
antifreddo e antintemperie, ormai adoperate da
quasi tutte le contrade. Fu anche la giovanissima
locale banda musicale che dal 1993, alla guida
del maestro Rinaldo Di Nobile, ogni tanto fa capolino.
Poi, le "cantate" tra cui principalmente
c'era "na donna bbona cristiane" hanno
la loro parte importante. Dall'inizio degli anni
'80, i contradaioli dei Colli e delle Vicenne
sono soliti accendere tre o quattro Farchie minori
il pomeriggio del 17 gennaio, davanti alla chiesolina
di Sant' Antonio da loro stessi restaurata nel
1981.
26. Quale fu un importante motivo di divulgazione?
Nel 1986 alcuni farchiaioli della contrada Sant'Eufemia
furono invitati al recarsi a Montone, frazione
di Mosciano S. Angelo (TE) per costruire una Farchia
a scopo di festa e nello stesso tempo per far
vedere "come si fa". Essi accettarono
volentieri. Fecero una farchia semigrande, sufficiente
per l'interesse e per una maggiore allegria.
27. Eccessiva devozione o imitazione?
Per il culto a Sant' Antonio Abate, molto diffuso,
alcuni paesi del vicinato si sono messi a costruire
Farchie, almeno una fatta alla meno peggio. Tra
essi, il paese che ha imparato di più,
con 5 o 6 Farchie costruite discretamente bene,
ci sembra Casacanditella, la quale fa le Farchie
dalla metà del secolo ventesimo. Anche
Pretoro ponte, di solito con due Farchie non eccessivamente
grandi, accese la mattina del giorno 17 fa qualche
cosa di buono.
28. Come va la questione del mangiare e bere?
Procediamo con ordine. Una volta, in omaggio alla
tradizione, si mangiavano i dolci casalinghi consistenti
in crispelle, pizzelle, tarallucci, zeppole, calcioni
ripieni. Oggi questa roba si fa lo stesso ma sembra
sia passata in secondo piano per fare posto alle
abbuffate, alle tavolate, buone per tutti i gusti,
specialmente per chi ha lo stomaco buono. Questo
andazzo piace alla maggior parte delle persone
e naturalmente viene voglia di dire che è
"una festa nella festa", lasciando al
bagliore delle farchie fiammeggianti il gradito
compito di ravvivare dal profondo dell'anima,
la tradizione, la fede, la devozione a Sant' Antonio
Abate.
pag. 61
29. Che cos'è la "cena della Farchia"?
I numerosi componenti della contrada, nei giorni
successivi alla festa, si riuniscono in un ristorante
prescelto per mangiare e bere fino a tardi. Ognuno
paga la sua quota.
30. Come dicevano una volta e dicono attualmente
quelli a cui le Farchie non piacciono affatto?
Questa gente, per fortuna molto poca, ne dice
di tutti i colori. Ecco un campionario: le farchie
sono sciocchezze e basta. È una carnevalata.
Non si vergognano Vagabondi! Lo sanno che le canne
costano un occhio e il povero contadino ne ha
bisogno per raccogliere il frutto del suo sudore?
Sembra che siamo in Africa. Le Farchie superano
per insipienza altra tradizioni. Anziché
pensare alle Farchie, a Sant' Antonio, ecc. ci
si preoccupa solo di mangiare. lo queste bestialità
non le posso vedere. È una festa che non
vale niente, specialmente dopo l'accensione del
fuoco. Non è più il tempo di fare
certe cose. Quando arriva il momento io me ne
vado. Una volta si spiava se la Farchia era perfetta,
ora si guarda solo il porco o l'agnello appeso.
Dunque facciamo progresso!
31. Negli anni del 2000 come si svolge la fase
preparatoria?
Dopo 3 o 4 giorni occorsi per costruire la Farchie
(qualche contradaiolo preferisce diluire la cosa
anche in 7 o 8 giorni) durante i quali è
sembrato che l'operazione riguardasse solo quelle
poche persone capaci di farla, si arriva alla
sera del giorno 15 quando, in presenza della Farchia
pressoché ultimata, molta gente si raduna
in allegria per fare baccano fino a tardi, mangiando
e bevendo. La mattina dell'indomani, tutto torna
nell'indifferenza. Ormai pare che si viva solo
nell'attesa del pomeriggio. Tuttavia non mancano
i forestieri che fanno domande e i fotografi,
operatori televisivi, ecc.
32. Come si svolge la Festa (o tradizione)
del 16 gennaio?
Dalle ore 14 in poi, allo sparo delle bombe di
ciascuna contrada per annunciare che si parte,
le Farchie vengono caricate su rimorchi agricoli
e portate verso la chiesa di S. Antonio. La Farchia
del Centro abitato di solito si avvia faticosamente
a spalla intorno alle 15 e prima d'avviarsi è
preceduta da litanie accompagnate dai suonatori.
Gli stessi, suonando, precedono la Farchia fino
a destinazione. Dopo che tutte le Farchie sono
arrivate, occorre il loro innalzamento verticale
molto laborioso e, delle volte, provoca attimi
di brivido tra gli spettatori. I mezzi più
idonei alla riuscita di questo "Iavoraccio"
sono certi pali incrociati chiamati "le filagne".
Arrivate le ore 17 circa, le Farchie, in posizione
verticale, vengono fatte bruciare lentamente dalla
sommità, a mezzo di assordanti bombe avvolte
di carta che dal basso arrivano in su. Ed è
molto suggestivo questo sfavillante bombardamento:
certo, uno spettacolo nello spettacolo! Con le
Farchie che si consumano sprigionando gradite
fiamme, la festa cala di tono fino a quando, consumatesi
per metà, vengono abbattute una alla volta
senza criterio, vengono segate e riportate alla
base di partenza, di nuovo fiammeggianti, per
continuare le gozzoviglie fino a tardi.
33. Che cosa avviene il giorno della festa
di Sant'Antonio Abate?
Il giorno 17, dopo la messa solenne celebrata
nella chiesa di Sant' Antonio, si fa la benedizione
di qualche animale e di un fuocherello acceso.
Roba da poco. Il pomeriggio i contradaioli dei
Colli e delle Vicenne
pag.
62
accendono quattro farchie minori davanti alla loro
chiesolina e fanno festa fino all'imbrunire.
34. Come si svolse la festa a Colle Selva nel
1999?
Per le Farchie da riportare a Colle Selva nel bicentenario
dei fatti avvenuti lassù, una speciale commissione
presieduta dal sindaco, che aveva stabilito che
esse dovessero avere un diametro superiore ad 80
centimetri, cozzò contro il diniego del Vigile
e dei Carabinieri, quando aveva già attaccato
sei legami. Dopo oltre un giorno di perplessità,
decise di costruire una seconda Farchia conforme
all'ordinanza, e quella restò lì,
magari a bruciare il giorno dopo, nello spiazzo
solito del cimitero, alla fine della messa all'aperto
celebrata dal parroco d. Ettore Frani. Durante la
festa lassù, la gente fu molto numerosa,
e il tempo molto bello. Però le varie fasi
su uno spiazzo di circa 20 per 80 costruito ad hoc
a fianco della chiesolina furono molto lente. Forse
si perse più di un'ora per i rinfreschi da
parte, invero encomiabile, di quelli dei Colli all'inizio
della contrada (i candelori). Le Farchie cominciarono
a fiammeggiare verso le ore 17,45 quando già
si era fatta notte. Di buono, diciamo che i trattori
adibiti al trasporto furono fatti sloggiare appena
finito il lavoro, parecchie luminarie comparvero
sulla strada, furono interdette fino a oltre un
Km. le numerosissime auto per la solerzia delle
Forze dell'Ordine, Le misure ordinate di cm. 70-75
e di metri 6 furono azzeccate.
Come previsto, doveva venire da Chieti il vescovo
Edoardo Menichelli e c'era una rappresentazione
del miracolo di Sant' Antonio, ma non venne ne si
fece niente. Il giorno dopo: messa presso la chiesolina
di Sant' Antonio, poi Processione in auto con la
statua e con la banda locale, per celebrare la messa
solita delle 11,30 presso la chiesa di Sant'Antonio
Abate. Si aggiunge che ci furono foto e diapositive
sulle Farchie a cura dell'Istituto d'Arte di Pescara
(nei locali dell'ex-asilo), e come l'anno precedente
oltre le ore 20 del giorno 17, ci fu un lauto cenone
a pagamento nella piazza del mercato.
35. Che cosa significala parola Farchia?
Etimologicamente potrebbe derivare da "Fòrchia"
che nel dialetto di Palena significa "caprile"
- dal latino "furcula" da cui "farchja",
in relazione alle canne intrecciate che delimitano
il caprile nella stalla; oppure da "Farchjie"
- canna palustre con cui si impagliavano le sedie
o si bruciavano le setole del maiale. In abruzzese
comunque Farchie indica anche una fiaccola di canne
oppure legna intrecciata a mo' di falò che
si brucia la notte di Natale o nella festa patronale.
Per conseguenza, la parola indica anche l'a- sta
di legno che sostiene il falò bruciato davanti
alle Chiese la notte di Natale. Verosimilmente la
parola "Farchia" data l'origine longobarda
del paese, si può ricollocare al vocabolo
"Fahren" che significa "portare".
Gennaro Finamore disse che la parola "Farchia"
è una fiaccola di canne cioè falcola,
la quale è un termine antico del XVI secolo
e sta per candela oppure fiac- cola, Altra considerazione
è che alla radice indoeuropea "fac"
siano nati poi in latino "fax", "facis",
"Facula" e in tedesco "fackel":
Certo e che al riguardo esiste quasi gran confusione,
e noi, in attesa che gli studiosi si mettano d'accordo,
siamo indotti a dire "Farchie" e basta.
36. Quali sono le cose che rendono la Farchia
foriera di successo?
Prima di tutto viene la cosiddetta "anima"
che sarebbe una Farchia piccola dentro la Farchia
vera e propria, Serve alla tenuta della costru-
pag.
63
zione,
ad evitare cioè che essa si pieghi specialmente
durante l'innalzamento verticale. Una volta, ma
anche adesso, in sostituzione si ricorreva a un
palo diritto lungo e robusto.
In ogni contrada ci deve essere un capofarchia
tra i più esperti e capaci organizzatori,
soprattutto in fase di costruzione. In seguito
all'incidente mortale del '72, gi si fa obbligo
di firmare una dichiarazione con la quale, di
fronte alla legge, si assume ogni responsabilità
su quanto potrebbe accadere. Ci sono, indispensabili,
le filagne, coppia di pali diritti che messi sotto
la Farchia servono a permettere il trasporto a
spalla e maggiormente durante l'innalzamento verticale,
messi a forma di una grande X servono da spinta
e guida. Assolutamente di grande importanza sono
i legami, lunghi rami flessibilissimi ottenuti
dal salice per legare la Farchia. Poco prima del
loro impiego vengono contorti a mezzo del fuoco.
Mediamente per ogni Farchia ne occorrono 20-25
in rapporto alle sue dimensioni.
37. Alle Farchie di Fara Filiorum Petri c'è
molto da divertirsi?
Più no che si. Essa è solo una festa
emotiva fondata sulla dedizione al Santo, sulla
partecipazione talvolta sul pericolo. In questi
ultimi anni si è cercato di togliere alla
festa i paludamenti della compostezza col mangiare
e bere.
38. Quali fatti iniziali più faceti
che seri meriterebbero di essere citati? Quando
il nemico si trovava in mezzo al bosco "la
Selva" era preceduto da un tale che dal portamento
"pareva un generale". A Sant' Antonio
in chiesa, l'ufficiale francese, incaricato di
fare indagini per vedere chi fossero i Faresi
sospettati di avere assalito il picchetto, gli
mise la spada vicino per dimostrare che Sant'Antonio
era effettivamente il Capo, come peraltro dicevano
i Faresi. Quando i francesi attraversarono Casacanditella,
un farese sottrasse loro un fucile. Sono questi
fatti che hanno bisogno di prove e documenti,
i quali, purtroppo mancano.
39. C'è una qualche spiegazione alle
fucilate di gioia?
C'è chi dice che esse erano il semplice
bisogno di fare festa e di estrinsecarlo in uno
sfogo, e chi ha asserito senza incertezza che
le fucilate erano un segno rievocativo degli alberi
del bosco "la Selva", divenuti soldati.
Mah!
40. Dopo 50 anni dai fatti del picchetto, si
andò a Colle Selva per ringraziare Sant'Antonio
Abate?
Nel 1840 dopo un cinquantennio non ci si andò,
cioè più no che si.
41. Cosa si può dire del rifocillare
e dissetare in allegria?
Si può dire che di ritorno con la statua,
riottenuta dopo un presunto furto (anche qui mancano
le prove) i partecipanti furono rifocillati e
dissetati in allegria, perciò nacque l'andazzo
di eccedere nel mangiare e bere. Purtroppo, anche
qui mancano le prove.
42. Quali ipotesi si possono fare sul furto
delle canne?
Una ipotesi suggestiva è che i Faresi cercarono
di avvalorare il furto delle canne con il furto
della statua, cioè altri hanno rubato Sant'Antonio
e noi rubiamo le canne agli altri per festeggiarlo.
Ma ripetiamo che questa è solo un'ipotesi
buttata da qualcuno che ha bisogno di prove certe.
43. Si possono fare accostamenti parlando di
chiusura mentale dei tempi passati?
pag.
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L'accresciuta
religiosità da un lato contro la grande
chiusura mentale dall'altra. Sembra quasi un paradosso
ma è un dato di fatto che non ha bisogno
di conferme.
Storie e storielle
I - Per l'aggressione al picchetto francese del
febbraio 1799, la Fara se la vide brutta. Lo stesso
Sant'Antonio fu chiamato in causa quando un ufficiale
francese, replicando a chi gli diceva che il protettore
era come un capo, disse: "tutto potevamo
credere fuorché di dover essere assaliti
da uomini comandati da un santo! " E poi
sguainò la sua spada per collocarla con
somma irriverenza tra mani e piedi della statua
per dare risalto ai suoi giudizi sprezzanti e
dissacranti di quel preciso momento. È
questo un episodio abbastanza credibile dato il
grande fervore religioso che animava la gente
dell'epoca. Sta di fatto che i Francesi da allora
non si fecero più vedere, e Fara si salvò
anche perché si trovava in una inadatta
a operazione in grande stile. Dopo qualche mese,
i Faresi s'impaurirono assai, perché certe
lumache messe a spurgare in un contenitore, ricadendo
dall'interno del coperchio davano l'impressione
di truppe nemiche in marcia.
II - Nei primi dell'800 mancò la precisa
volontà di fare qualche cosa in più
per Sant' Antonio, un po' perche il Santo era
considerato "contro" i Francesi ancora
presenti, un po' perché di fuochi non c'
era idea, mancando la materia prima. I primi tempi
della festività in onore di Sant' Antonio
furono dettati dai bei propositi cui seguirono
importanti fatti. E c' era la possibilità
di fare qualcosa, perché avevano costruito
una bella chiesa (1831) perché i francesi
non c'erano più da tanti anni, perché
avevano costruito un ponte che permetteva alla
processione di snodarsi meglio, perché
cominciarono a funzionare le prime farchiette.
III - Nel 1860, o giù di lì, la
fantasia dei Faresi fece scattare anche l'ipotesi
del furto della statua di Sant' Antonio. Ciò
si spiega col grande fervore religioso che animava
la gente di Fara verso il santo. Verso la fine
dell'800, al sindaco-medico che possedeva un'importante
estensione di terreno comunemente denominata la
"vigna grande", ogni tanto sottraevano
numerose canne ad essa destinate. Perciò
egli era fermamente intenzionato a sopprimere
la processione delle farchiette in voga da venti-trenta
anni. Pare che facesse subito emanare la necessaria
ordinanza. Ma da allora ogni volta che si recava
alla vigna col suo cavallo, poco prima d'arrivare
l'animale si impuntava, quasi si inginocchiava,
senza volerne sapere di proseguire. Il sindaco,
quando finalmente ne comprese il motivo, fece
revocare finalmente il suo decreto. Così
si racconta.
IV - Gennaro Finamore, come abbiamo accennato,
scrisse che in Fara c'era una chiesa rurale intitolata
a Sant'Antonio Abate. Nella sera precedente alla
festa, usano di andare a prendere con gran pompa
la statua del santo. Due lunghe file di contadini,
portanti ciascuno una fiaccola, aprono la processione,
accompagnata da musica e da una gran massa di
popolo che canta, grida e fa spari di gioia a
cui si risponde con luminarie, con scampanio e
con spari dall'abitato e da ogni punto della campagna.
L'effetto di questa strana processione notturna
è dei più belli. Dopo una mezz'ora
S. Antonio fa il suo ingresso trionfale nel paese,
dove le
pag. 65
espansioni
di gioia toccano il colmo. Arrivando alla piazza,
dove c'è la chiesa parrocchiale in cui
la statua è lasciata, i portatori di fiaccole,
farchie formate da fasci di canne, successivamente
gettano in mezzo allargo i resti e se ne fa una
gran fiammata (nu fucaracchie).
V - Per quanto riguarda i furti di canne, una
volta una squadra di cercatori aveva portato a
buon fine l'avventurosa sottrazione di molte canne
avvenuta durante la notte. Tutto infuriato, il
giorno dopo, il padrone venne per scoprire i ladri
e denunciarli alla legge. Un tale, al quale aveva
raccontato l'accaduto, si offrì subito
di aiutarlo nelle ricerche. Invece, curiosamente,
l'accompagnò alla chiesetta di Sant'Antonio.
Aperta la porta, con l'indice rivolto alla statua
esclamò: "è stato lui!"
Colpito da quel gesto il derubato non ebbe più
la forza di replicare. Fu tale il suo turbamento
che riprese mestamente e rassegnato la via del
ritorno senza profferire parola.
VI - Un vecchietto veniva trafelato a Para la
sera della festa, armato di pistola e coltello,
per fare giustizia sommaria di chi gli aveva sottratto
le canne della vigna. Riuscirono a dissuaderlo,
tanto bene, che diventò uno dei tanti che
acclamavano S. Antonio. Fu molto probabilmente
un mirabile effetto del "bicchiere"
offertogli nel momento giusto e nella dose giusta.
Poco dopo, lui ed altri conciati come lui, vedevano
la farchia dei Colli diventare un tantino più
alta ad ogni fragorosa ovazione, perché
proprio Il stavano le canne del... mancato omicida
pentito.
VII - Una volta fu abbattuta una porta ben chiusa
al fragore dei tuoni, certamente non sgraditi,
per evitare i sospetti.
VIII - Anche certe risposte solenni nei momenti
difficili fanno parte di una grande festa e dedizione
al patrono Sant'Antonio: "il capo è
Sant'Antonio", "l'ha voluto lui",
"il capofarchia è lui!". Insomma,
stranamente una misteriosa eco lontana, sfida
vincente contro il tempo, qualcosa di simile senza
che nessuno se ne rendesse conto, a quanto era
stato esclamato la prima volta nel lontano 1799.
IX - Nel primo decennio del 1900, le Farchie ebbero
una trasformazione dal piccolo al grande. Ormai
le farchiette avevano fatto il loro tempo. Esse
continuarono a starci e naturalmente piuttosto
favorirono una più evidente spettacolarità
della tradizione. L'epoca delle fucilate di gioia
(per fortuna molto poche) continuava. Nel decennio
che va dal 1910, le Farchie ormai grandi incontrarono
lo stesso. C'è da dire che mentre sparacchiava
in segno di festa, davanti casa poco prima di
trasportare la Farchia, un giovane sedicenne delle
Crepacce si ferì seriamente alla mano ed
evitò l'amputazione per puro miracolo nel
1919. Fu anche un fiorire di raccontini inerenti
il furto delle canne.
X - Il decennio che va dal 1920 fu importante
per il "ritorno" delle Farchie ai Colli,
perché scadeva il venticinquennale; ma
anziché andarci nel 1924, ci si andò
nel 1925 perché così venne stabilito
e fu una bella festa ricca di innovazioni. Le
farchiette non mancavano ma poche erano destinate
a scomparire.
XI - Nel decennio che va dal 1930 le Farchie furono
spostate nella fase finale, dalla piazza a sotto
le ripe, causa la pavimentazione eseguita nel
1932. Nello stesso anno fu premiata la contrada
Colli per avere costruito la Farchia più
bella.
XII - Nel decennio che va dal 1940, innanzitutto
ci fu la seconda guerra mondiale che ridimensionò
l'interessamento per le Farchie finché
pag. 66
non
si costruirono affatto perche c'erano i Tedeschi.
Poi un giovane operaio forestiero morì
sotto la Farchia del Colle S. Donato. Ci fu nel
1948 un ritorno ai premi che arrise al Colle S.
Donato. Infine alla scadenza dei venticinque anni
(1949) le Farchie tornarono ai Colli ma non tutte
ci andarono per la troppa fatica, per il cattivo
tempo e per la scarsa volontà.
XIII -Nel decennio che va dal 1950, per via di
un brutto acquazzone le Farchie divennero molto
pesanti e impossibili da portare (1951). Però
a sera tarda potevano essere le cinque, le Farchie
partirono che la pioggia decrebbe. La Farchia
di S. Eufemia arrivò semidipinta in rosso.
Ahò! ...potenza della suggestione (politica).
Molte volte il cattivo tempo rischiò di
compromettere la tradizione. Non fu così
nel 1955 perché la giornata fu primaverile,
largo afflusso di forestieri ed era domenica.
XIV- Nel decennio che va dal 1960 la chiesa di
Sant'Antonio fu chiusa per crepe alla volta. Quest'evento
creò malumori per una processione compromessa,
ma non ci fu niente da fare. Intanto cominciarono
a venire giornalisti, operatori della RAI, fotografi.
Nel 1969 la festa s'ammantò dei paludamenti
della solennità perché ci fu il
ripristino dei premi alle farchie più belle
e fu vista in televisione in tutt'Italia. Le Farchie
venivano messe al lato della chiesa, causa l'asfalto
ormai ovunque.
XV -Nel decennio che va dal 1970 balza soprattutto
agli occhi una nuova disgrazia mortale, quando
un aiutante del Colle Pagnotto finì sotto
la Farchia della contrada durante l'innalzamento
(1972). In seguito al fatto angoscioso scattarono
polemiche interminabili e dopo un tira e molla,
pieno di speranze e delusioni, le Farchie poterono
continuare però dovettero essere più
piccole. Due anni dopo, come prescritto, le Farchie
tornarono ai Colli, in presenza del vescovo di
Chieti mons. Vincenzo Fagiolo, di una giornata
primaverile e di numerosa folla.
XVI -Nel decennio che va dal 1980, la Farchia
di Fara-centro non si poté alzare verticalmente
perche le forze erano insufficienti (1985). Alcuni
volenterosi portarono una Farchia in Provincia
di Teramo per contribuire alla riuscita di una
festa locale. Intanto cominciarono ognuno a riportare
la propria Farchia da dove era venuta, per continuare
le feste. Le Farchie non tornarono più
sotto le ripe da alcuni anni e forse era meglio.
Molte furono le mangiate e le bevute, certamente
più di quanto avveniva una volta.
XVII -Nel decennio che va dal 1990, d. Antonio
Erratico, sulla breccia dal 1954 smise di fare
l'arciprete e passò la mano, dalle Farchie
del 1997, a d. Ettore Frani. I bandisti di una
volta erano terminati. Ci si arrangiò come
meglio si potesse, compreso la giovane banda di
Fara, la quale, dal 1993, partecipa alle varie
funzioni inerenti la festa delle Farchie. Esse
nel 1999 tornarono ai Colli presso la Chiesolina
e fu una gran festa, tra folla, bel tempo e macchine
che ormai stavano dappertutto.
(dattiloscritto di Giuliano Di Giuseppe)
Doc. 5 - La leggenda di S. Antonio Abate di Rinaldo
Di Nobile
La testimonianza di Rinaldo Di Nobile di Para
{classe 1925), insegnante di musica, operaio-poeta,
diventa pregna di significati quando in essa scorgiamo
le tracce di una memoria orale tramandata (del
nonno Raffaele De Ritis classe 1853) ritenuta
indispensabile dall'autore per
pag. 67
esprimere
la sua intima sensibilità. La festa è
diventata il pretesto per esprimere il forte senso
di appartenenza al proprio contesto sociale, in
un' epoca in cui, lo stesso autore riconosce,
è molto difficile ritrovare gli orientamenti
culturali turbati da molte ed intense trasformazioni:
dalla II Guerra mondiale drammaticamente vissuta
negli anni giovanili sino ai decenni successivi
fatti di lavoro, esperienze personali dolorose
e mutamenti socio-comportamentali collettivi degli
ultimi anni.
I due scritti, lasciati nella versione arricchita
dall'autore, trasmettono integri i miti e gli
archetipi di fondazione della festa.
La leggenda de Sant'Antonie Abbate
Hugne anne a la Fare per la recurrènze
de la farchie, de lu 16 e 17 gennaie, feste in
hunore de sant'ANTONIE ABBATE sa revive lu meracule
de lu sante a la Sèlve.
Seconde la leggènde, sant'ANTONIE fèce
ndietreggià da la Fare l'armate de Napoleone
huccupante, che se dereggève vèrse
lu meridione dell'ltalia, sènza fa sparà
nu colpe di fucile.
Ere l'anne 1799 lu 25 aprile a le 8 'm punte la,matine,
nu pecchètte de suldate francise staccate
da lu grosse de l'armate hèntrenne a lu
cunfine de la Fare per splurà lu territorie
e se trovene anninze la Selve: nu grosse bbosche
de piante de cèrche, longhe e larghe de
parècchie Km quadrati.
Lu cumandante francèse, note a mèzze
a lu bbosche nu schieramènte de suldate
bbène armate, pronte per lu cumbattemènte,
anninze a tutte stève lu ggenerale cumandante,
'nghe na bbarbe bbianche, na spade mmane, ma tutte
serène e calme e nisciune sparè
nu colpe.
A che lu punte le caville de le suldate francise,
sanne feràte, nen fanne cchiù nu
passe anninze, se mettene ngenocchie, 'mmubbelezzate,
lu cumandante aremane sbalurdite, mbaurite de
fronte a stu spettacule, nze rèndeve chiu
conte de quèlle che stève a succède,
nen sapènde chiu che fa, ordene subbete
la reterate "e le caville hanne cumenzate
a recamenà". Sa rehunisce nghe lu
grosse de l'armate, arecconte de l'accadute e
parle de 'mbuscate e trademènte. Subbete
sa rehunisce le state maggiore, piène
pag. 68
de
fermente e prehoccupazione e dope na longa discussione
dà ordene de rastellà lu Paèse.
Càlene a la Fare e vanne a parlà
nghe lu sineche, p'avè nutizie de suldate
a la Sèlve.
Lu sineche tutte meravigliate dice: nen ce stà
per nesciuna raggione ne suldate e ne 'mbuscate,
ma lu cumandante francèse arepète
ca la Sèlve a mèzze a lu bbosche
ce sta nu schieramente de suldate bbène
armate e pronte a cumbatte per la defese de lu
Paese.
Cumènze lu rastrellamènte per lu
Paèse e la campagne, ma nen ze note niènte,
tutte calme, nisciuna tracce ne de 'mbuscate ne
de suldate. S'arrive a la Chiesa de sant'ANTONIE,
hèntrene dèntre e huardene da tutte
le parte nghe la speranze de truvà caccose,
ma niènte, tutte in hordene. Tutte a nu
tratte lu cumandante de lu pecchètte francèse
huarde la statue de sant'ANTONIE, ma pe tante
tèmpe, gnè s'avesse aremaste 'ngandate:
la facce hi se cagnè de culore, devènte
pallede, bbianche gnè na cère e
dice: "ma hère stu vicchiarèlle
nghe la bbarba bbianche lu ggenerale cumandante!
Piène de stupore e mèravie, nghe
la voce trèmenne, nen me pozze sbaià
le so recunusciute: è re proprie hèsse!
Dope la revelazione e l' affermazione de lu cumandante
francèse, le ahutoretà paesane e
lu state maggiore francèse, hanne cunvenute
ca se trattève de nu meracule de sant'ANTONIE.
Subbete s'hanne ngenucchiate, anninze a la statue,
hanne prehate e regraziate lu nostre grande sante
MERACULOSE.
Le francise lu jurne apprèsse lassene la
Fare pe cuntenuà l'avanzate verse lu meridione
e se dirigge vèrse Orsogna e Guardiagrele.
Ma la storie de la leggènde, gnà
me la reccundève lu nonne Raffaele de le
More, nghe na strufette hère quèste:"
La Huardie abbrusciate, Hursogne sbruvugnate e
la Fare accuscì strètte accise lu
pecchètte". Le lacreme de lu nonne
hi sulchève le huance per fa fède
e la venerazione e piène de cummuzione
a lu nostre grande padrone e protettore sant'
ANTONIO ABBATE, come tutte nu, Farise, stèmme
dèntre a lu core, la stèssa cummuzlone.
{Rinaldo Di Nobile)
Doc.
6 - Testimonianza di Eugenio Di Fulvio
La breve nota di Eugenio di Fulvio, tratta da
studi di più ampia portata che lo hanno
visto in questi ultimi anni dedicarsi alla ricerca
archivistica, è illuminante per l'inquadramento
storico dei fatti tragici legati all'invasione
francese del 1799 che sono ritenuti, nella memoria
popolare, essere alla base dell'origine della
Festa delle Farchie. Vediamo coinvolti gli amministratori
dell'Università di Fara, in primis il notaio
Pitetti, che trovandosi a rispondere in qualità
di responsabili dell'intera comunità di
Fara dell' eccidio di un gruppo di 17 soldati
francesi, riescono insperatamente ad ottenere
la grazia dal comandante Coutard. I fatti cruenti
avvennero nel gennaio 1799 - epoca del "Sant'Antonio"-
la minaccia di ritorsione in marzo ed infine l'atto
pubblico il 17 gennaio 1800, Festa di S.Antonio.
Ma, altri documenti già pubblicati e redatti
dallo stesso notaio Pitetti di Fara 1 che per
quasi un anno dovette interrompere la sua attività
professionale, forse a causa della sua implicazione
indiretta nei fatti rivoltosi, completano il quadro
degli avvenimenti.
pag.
69
Il
26 maggio 1799 alcuni abitanti di S.Martino sulla
Marrucina denunciano D.Luigi Feccia quale sobillatore
della popolazione e partigiano delle truppe francesi;
il 1 dicembre un altro atto ci documenta la partecipazione
dei Faresi nelle masse di Pronio contro quelle
francesi in Bucchianico. Altri atti redatti tra
il 13 e 15 dicembre riportano l'acclamazione popolare
per D. Giulio Cesare Alfieri del Gesso, governatore
e giudice di Rapino, Fara Filiorum Petri e Pretoro
quale onesto "uomo" e fedele al sovrano.
L'assalto dei Francesi in due documenti archivistici
Quando ero fanciullo restavo incantato al cospetto
di quei canuti anziani che, appoggiati alla farchia
in costruzione, con gli occhi lucidi mi narravano
le gesta di S.Antonio Abate, il grande generale
dalla barba bianca che bloccò un' orda
di crudeli francesi venuta a distruggere Para.
Anzi, fece di più. Ne fece una bella strage.
Qualcuno diceva che un buon numero di soldati
fosse ancora sepolto nella grande Selva.
Mio padre stesso mi parlava di un picchetto di
12 soldati e un comandante bloccati al limite
della Selva da S.Antonio in sembianze di generale
che minacciava loro di bruciarli nella selva se
non avessero fatto dietro-front. Gli studi e l'età
adulta mi avevano fatto dimenticare le gesta epiche
del mio Santo patrono ascoltate nella prima fanciullezza.
Oggi i due documenti che ho trascritti qui sotto
dimostrano che gli avvenimenti della tradizione
orale popolare, ammantati senz' altro di pia leggenda
hanno tuttavia un solido fondamento storico.
Li presento brevemente.
Il primo documento notarile, atto pubblico rogato
a Rapino in casa del notaio Francesco Saverio
Ferrari, riferisce tra tante cose, che D. Giuseppe
Francione, noto in paese come il "Sergente"
e ben noto anche al Coppa-Zuccari(2) come comandante
della resistenza anti-francese locale, il 25 gennaio
1799 saputo di un imminente attacco dei francesi
a Fara, organizzò una solida resistenza
di ben 400 tra uomini e donne armati, che si recarono
nel territorio di Fara (ma non si precisa la località)
e uccisero 17 francesi che vennero poi sepolti
nel territorio di Fara. L'altro documento redatto
in Fara dal notaio Lupiani Ermenegildo di Pretoro
ci attesta invece le terribili ritorsioni che
il comandante della Provincia d' Abruzzo Coutard
minacciò a tutta la popolazione per l'uccisione
di quei francesi. Solo le suppliche di misericordia
degli amministratori della "Comune"
e i buoni uffici del cavalier D. Pietro Sterlich
riuscirono a commutare la strage minacciata a
tutto il paese in pena pecuniaria. L'anno dopo
il 17 gennaio, festività di S.Antonio Abate,
gli amministratori a perpetua memoria redassero
l'atto pubblico, credo, proprio con l'intento
di ringraziare il Santo patrono dello scampato
pericolo.
In Dei Nomine Amen
Die vigesima septima mensis maii Anno Millesimo
septingentesimo nonagesimo nono, Indictione secunda.
In Terra Rapini, et proprie domi mei Regii Notarii,
site in sextario Sancti Joannis Baptiste, juxta
meos limites, et regnante Ferdinando Quarte De
Borbone Dei Gratia.
Tribus luminibus accensis juxta Realium Ordinum,
h ora prima Noctis iam pulsantem.
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Nos
V.J. Dr., ac publicus, et Regius Notarius Franciscus
Xaverius Ferrari, Regius ad Contractus Judex Josephus
Francione, et infrascripti literati testes Clemens
Paolucci et Nicolaus Bruno, omnes a Rapino, et
ad hec specialiter habiti, vocati, atque rogati
testamur qualiter.
Alla nostra presenza si sono personalmente costituiti
il reverendo: Teodoro Parente, Silvestro Concordia,
Leonardo Guercia, Pasquale Ferrara, Giuseppe di
Rocco Parente, Orazio Guercia, Luigi Concordia,
Camillo Paolucci, Giuseppe di Pasquale Martino,
Antonio Parente, Pantalone Paolucci, Giuseppe
di Benigno Parente, Giacinto Micucci, Filippo
Antolini, Angelo Grosso, Camillo Rosano, Nicolantonio
Paolucci, Pasquale Cellucci, Odoardo Mascioli,
Donato Paolucci, Giovambattista Amoroso, Giuseppe
Nicola Costantini, Luigi Rosano, Carmine Antonio
Mascioli, Cristoforo Antolini e Vincenzo Ferrari,
tutti di questa Terra di Rapino, li quali sponte,
non vi, sed cum juramento tactis asseriscono,
dichiarano, e confessano avanti di Noi, Regio
Notaro, Giudice à Contratti, e letterati
Testimonj in numero opportuno, qualmente sanno
e conoscono benissi- mo il loro concittadino nominato
D. Filippo Francione, volgarmente chiamato da
tutti il Sergente, per essersi il medesimo arrolato
da volontario e da circa anni dodeci servito fedelmente
la Maestà del Sovrano (Dio Guardi) nel
reggimento di Messapia, ove esercitò in
più anni la carica di primo Sergente di
una delle compagnie; e fra lo spazio del suo servire
fu spedito, e si portò colla di lui Compagnia
alla Campagna di Tolone nella spedizione della
truppa, che Sua Maestà (D.G.) fece colà.
Quindi ritornato in Napoli, fu mandato col suo
reggimento in Capua ove avendo domandata la sua
Real Licenza, per motivi di salute, gli fu accordata
e se ne ritornò in Rapino, sua Padria,
ove onestamente ha vissuto da circa anni cinque,
da buon Cattolico, e suddito fedele di Sua Maestà
(D.G.), dimostrate avendo sempre un vivo attaccamento
alla Real Corona, e Famiglia Reale; senzacchè
unque mai avesse sparlato, e suggerito ad altri
cattive massime, ma piuttosto ha sempre animato
il Popolo al Real Servizio in tante occorrenze
che si sono o di real ordine, o di volontà
arrola- te Persone alla Milizia. Tanto è
vero il di lui attaccamento verso la Maestà
del nostro amabilissimo sovrano, che con giuramento
asseriscono Pasquale Mascioli e Luigi Concordia,
che stando Essi nel dl venticinque del passato
mese di Gennaro corrente Anno Mille Settecento
novantanove a far le legne in una Quercia di Esso
Sergente D. Filippo Francione, e saputosi dal
medesimo, che molti Francesi da Chieti si erano
portati nella convicina Terra della Fara, per
ivi saccheggiare ed altro, Egli Allora il detto
D. Filippo Francione impose ai medesimo Pasquale
Mascioli e Luigi Concordia di tralasciare la loro
opera che ad essi per compito avrebb' egli pagata,
ed intanto di armarsi contro i medesimi Francesi
per ucciderli come avrebbe cosl anche lui eseguito.
Infatti accadde che non solo Esso D.Filippo si
armò di Fucile, Pistole e Bainetta ma fece
armare Essi costituti nelle loro rispettive case
ed animò puranche circa quattrocento Persone
e Uomini, e Donne di questa Terra di Rapino unanimamente
che armati accorsero in compagnia di detto D.
Filippo nella predetta Terra della Fara; e quindi
tutti i Francesi nel numero di diecisette furono
trucidati, e sepolti in quel Dominio.
Cosl pure a sei la mattina di detto mese di Gennaro
Mille Settecento Novantanove essendo arrivata
una colonna di Truppa Francese di
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circa
Mille, e duecento quei in Rapino venute dalla
città di Lanciano la sera del giorno prima
cinque di detto mese di Gennaro seppe, che con
tale occasione fra i due Molini di questa Università
erano stati uccisi un soldato della Banda, una
Donna sua moglie, ed una Ragazza sua figlia tutti
di detta Truppa Francese; e sapendo Esso D. Filippo
che dovea per quel luogo, ove giacevano detti
cadaveri, passare la cavalleria di detta Truppa,
ch'era andata in Filetto, e temendo che potesse
avvenire qualche danno a questa Popolazione dalla
medesima cavalleria a motivo che detti cadaveri
riposavano nel tenimento di questa Terra, cosl
Esso D. Filippo si portò di Persona in
quel luogo, ove fece subito rabelare detti tre
cadaveri. In seguito ha sempre animata questa
Popolazione, ed altri paesi convicini ad armarsi
contro la suddetta Nazione Francese, per ucciderla
e sfrattarla da questo Regno.
Difatti questa Popolazione conoscendo la di lui
espertezza militare, prescelse Esso D. Filippo
Capo, e Condottiero della Truppa a Massa, e cola
medesima in unione di moltissimi Cittadini e di
altre Popolazioni convicine si portò in
Manoppello, ove pose in fuga una Colonna Francese
di circa quattrocento soldati e Capitani. Da quel
luogo si riportò in Rapino colla sua Compagnia;
ma avendo saputo che in Bucchianico l'istessa
Colonna Francese si era portata per assalire la
Truppa a Massa che ivi era, allorchè Esso
D. Filippo rianimò la sua Compagnia, e
colla medesima si portò la mattina seguente
in Bucchianico, ove dimorò più giorni
e fra lo spazio di quel tempo coll'arrivo di Sua
Eccellenza il Signor Generale D. Giuseppe Pronio
che si portò in quel luogo, schierò
la sua Gente armata, e nell'atto stesso dedicò
al medesimo la di lui servitù.
Il quale Generale avendo saputo essere stato Esso
D. Filippo volontario del Reggimento Messapia,
e conoscendo la di lui espertezza militare, gli
comandò ad istruire la sua Gente, come
fece e tutto riuscl di commune applauso. E finalmente
Essi costituti asseriscono, che detto D. Filippo
nel passato anno fosse stato Esattore delle Regie
Collette. Ch'è di tutto la verità
giurata.
Quibus sic per actis constituti predicti requiverunt
Nos, ut de rebus assertis conficere haberemus
hunc presentem publicum actum Nos veros unde fiat.
(Archivio di Stato di Chieti, Notaio Ferrari Francesco
Saverio di Rapino, VoI. 1799, pag. 21)
Atto pubblico fatto dai magnifici D. Gianfranco
Notar Pitetti, Vincenzo d'Urbano, ed Ilarione
de Mattheis della Fara F. Petri.
Col nome di Dio A diciassette Gennaro mille ed
ottocento. Indizione terza. Nella terra di Fara
Filiorum Petri, e nella Casa del magnifico Vincenzo
d'Urbano. Ita, giusta Regnante Noi.
Personalmente costituiti presso i pubblici atti
di Noi infrascritti Regio Notaro, e Giudice a
contratti, ed in presenza de sottoscritti letterati
testimonj i magnifici D. Gianfrancesco Notar Pitetti,
Vincenzo d'Urbano ed Ilarione de Matteis di questa
sopradetta terra di Fara filiorum Petri da noi
tutti conosciuti, li quali per decoro della verità
con giuramento attestano come nel mese di marzo
del prossimo caduto anno millesettecento novantanove
trovandosi deputati dell'Università di
que
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sta
detta Terra furono chiamati dal Comandante della
Provincia dell' Abruzzo Coutard, il quale dopo
averli acramente rimproverati del fatto d' Armi
accaduto in Tenimento di questa suprascritta terra
coll'uccisione di circa venti Francesi, ed un
Officiale di cognome Pinelli, minacciò
non solo di far fucilare i Testificanti, ma anche
di far passare a fil di spada tutta questa Popolazione,
e distruggere questa terra intieramente; onde
i testificanti per salvarsi gli si gettarono a
piedi cercando misericordia, e mediante il buoni
uffici del Cavalier D. Pietro Sterlich giunsero
finalmente a farlo ritrattare dal determinato
eccidio di questa Terra, ma cambiò in pena
pecuniaria quella del sangue, fuoco minacciata,
volendo che questa comunità pagasse mille,
e due cento ducati fra lo spazio di due giorni
alla vedova di detto ufficiale Pinelli, trecento
di quali trovansi rinfrancare al cassiero del
detto Dipartimento, che per ordine del medesimo
Coutard d'aver dovuto anteciparli alla detta vedova;
ma che fin a tanto, che non seguisse tal pagamento
e rinfranco rispettivamente, dovessero essi testimonianti
restare in ostagio colla guardia a vista di due
sargenti francesi nella città di Chieti.
Attestano ancora, che dal dipartimento non solo
ottennero l'agevolezza, che alcuni di essi tornasse
alla Patria per riferire quello occorreva, ma
poi tanto pregarono e s'impegnarono col detto
Cavalier Sterlich, facendo presente la miseria
della loro Patri, che alla fine detto Cavaliere
Sterlich riuscì per mezzo del Comandante
Francese della Piazza di Chieti a cui furono costretti
essi testificanti dare ducati cento cinquanta
per far contentare detta vedova per soli ducati
seicento, oltre dè predetti ducati cento
cinquanta presso detto cassiere D. Bartolomeo
Nolli, cioè ducati trecento da passarsi
in mano della suddetta vedova, ed altri trecento
in rinfranco di altrettanti somministrati alla
medesima dal Dipartimento; otteneva lettura del
Comandante Coutard a relazione di detto Comandante
di Chieti, che fossero lasciati in libertà
e potessero ritornare nella loro Patria.
Attento le cose suddette li prefati testificanti
per la pura verità hanno come sopra attestato
con giuramento tactis unde.
(Archivio di Stato di Chieti, Notaio Ermenegildo
Lupiani, VoI. 1800, Atto del 17 gennaio 1800,
pag. 5)
(Eugenio Di Fulvio )
NOTE
(1) A.A. v.v. , Cultura antropica e paesaggi agrari
abruzzesi tra 700 e '800, 1996.
(2) Il personaggio è menzionato alla pag.
1555 del VoI. II del Coppa Zuccari, 1928.
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