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:: TRADIZIONI :: Il libro sulle farchie


Cap. XIII
TESTIMONIANZE

Doc. 1 - Il Carro dell'Arriffe: la questua di luglio
Nell'ultima domenica di luglio si festeggia la versione estiva della festa di S. Antonio. Circa una settimana prima transitava per le contrade un carro trainato da buoi su cui si costruiva un tettoia (pajarello) di legno, coperta con paglia di spelta (la speuta) o di sorgo (lu surechétte). All'interno del carro vi erano persone del comitato festa che al suono di travucette si annunciavano ai padroni di casa. La visita del carro era attesa: ognuno sapeva che contribuire alla questua della festa era un ano di dovere ma anche di onore. Si offrivano prodotti agricoli o animali da cortile collocati ben in vista sul carro dalle persone del comitato. Il carro dell'Arriffe veniva portato in piazza la sera del venerdì e i prodotti venduti al pubblico incanto. Con il ricavato si finanziava la festa. (Contradaiolo di c.da Colli).

Doc. 2 - La cena di S. Antonio: la questua di maggio
Fino a pochi anni orsono, i contradaioli organizzavano in ogni contrada la "cena di s. Antonio". Tutti i capifamiglia erano invitati a partecipare e restare alla tavolata. Agli altri si donava parte del cibo dentro un piccolo tegame (nu scummarèlle o tianelle). In entrambe le situazioni i partecipanti lasciavano denaro che confluiva nella cassa di questua. Chi non contribuiva si impegnava ad assolvere al proprio dovere durante l'Arriffe.
Oggi con l'assenza delle aie o di ricoveri di tipo agricolo, la cena viene organizzata nei ristoranti faresi secondo un menu rimasto sostanzialmente inalterato.
Al tradizionale spezzatino di fegato d'agnello con piselli e uovo sbattuto, si accompagnano le sagne e fagioli, coniglio sotto il coppo oppure le fave crude con pane e olio d'oliva. (Contradaiolo di c.da Giardino).

Doc. 3 - Testimonianze di Antonio Di Fulvio
Per fare le crespèlle bisogna mescolare strutto, farina, olio e lievito. Si fa ricrescere. A volte ci si mette pure l'uva passa. Quando la pasta è pronta, si prende a piccoli pezzi con le dita e allungandola si immerge nell'olio bollente. Si fa friggere ottenendo dei "tuteri" (torsoli) dorati.
Il Serpentone è un dolce comune. Non esistono ricette sempre uguali. Una volta si adoperava la "massa ricresciuta" per fare il dolce. È un dolce che si mangia durante la festa di S. Antonio: nella vigilia, il giorno della festa e durante "lu Sand'Andone". Circa 20 famiglie del vicinato si mettevano d'accordo e preparavano "lu Sand'Antone". La festa era fatta dal vicinato e chi poteva partecipare, partecipava. Quando si faceva "Lu Sand'Andone" ci si tratteneva fino alle undici o mezzanotte.



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Per fare le zeppolette ci vuole farina e patate, si mescola come la pasta per gli gnocchi. La pasta viene fatta fine e poi fritta. Gli ingredienti sono: farina, uova, patate, lievito. Sulla pasta fritta viene spolverata un misto di zucchero e cannella tritata.
Il giorno di vigilia era considerato ordinario. Di solito si mangiava sagne e fagioli. Non si faceva digiuno mentre la vigilia di Natale, si. Nella vigilia di Natale si mangiavano fagioli conditi con olio di frittura delle sardelle; baccalà al sugo, "ciammaiche" al sugo. Quest'ultimo è un piatto tipico di Fara. In ogni casa c'era questo piatto. Si mangiavano le "checune", le "cantarèlle" (dal guscio verdognolo-giallastro); la "Majellà' (detta pure le cionche); le "monachèlle" (dal guscio crema-nocciola). La ciammaica "majelle" è più piccola però è più grassa.
Si dice "jeme a fa lu Sand'Andonie" quando si andava presso una famiglia del vicinato e si mangiava dolci, si ballava e si accendeva il fuoco. Era un modo di riunirsi e incontrare le persone del vicinato. Quando si andava in giro per fare il Sant'Antonio si esclamava:

Se me dite tu serpentone
Viva viva Sand'Andone

Se me dite na cancellate
Viva viva Sand'Andonie Abbate

Davanti la chiesa di S. Rocco si faceva festa l'8 ottobre oppure la prima domenica di ottobre, mentre la Madonna del Ponte si festeggiava il 29 aprile. La festa di S. Antonio dell'ultima domenica di luglio si fa in paese. La festa delle SS. Reliquie si svolgeva con fuochi d'artificio, la processione e la banda.
L'alimentazione nel giorno di S. Antonio di gennaio era così articolata: a colazione si mangiavano salsicce, ventresca fritta o frittata; a pranzo si mangiava maccheroni all'uovo, capponi o tacchino al sugo oppure "pallotte cascie e ove" e la sera si faceva "lu Sand' Andone" con cauciune, zeppolette e serpentone.
La tradizione delle farchie di Pretoro c'è sempre stata, da antica data. La farchia si dice che è bella quando risulta dritta e senza "pancià" dopo che è alzata. Le farchie vanno "guardate" perchè c'è sempre il pericolo di qualcuno che può andare a tagliare i "lehami".
Quando passarono i Francesi, nascosero l'oro sotto una quercia che aveva il tronco svuotato (nu cavute).
La quercia fu tagliata quando allargarono la Strada Provinciale. Era chiamata anche la "cerque de lu cunvègne o la cerque de lu cavute. Aveva circa 4 mt. di circonferenza. Per segare il tronco vennero esperti da Guardiagrele e fu fatto uno stucco apposta (sega speciale). Si diceva che dentro "lu cupe" (il buco) era stato messo un bambinello d'oro - "nu mammuccelle d'ore" dai Francesi. Questo bambinello andò in sogno ad una persona.
Il pane di S. Antonio si prepara la vigilia e la mattina successiva si porta a benedire. Il comitato della festa attualmente incarica un fornaio di confezionare 400 o 500 rosette. Si porta una rosetta per famiglia e tutto devono mangiarla, persone e animali. Lo si consegna a domicilio anche 2 o 3 giorni dopo la festa.



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Quando i buoi che aravano trovavano difficoltà o eccessiva fatica, si usava incitarli dicendo: "su, su Sand'Andonie".
Sand'Andonie se cumingè a lu 13 o 14 di gennaje, quanne se cumingè attaccà le farchie. Se pijè tutte le cose che facè le femmene: cauciune, zeppelette ...se faciè na 'uantiere e se je a purtà a quille che statè attaccà la farchie. A preparà le canne, se cuminzè a Capudanne, se mettè nu feccanase pe sapè addò statè le canne. Lu feccanase sapè quanne se putè jj a pijà le canne.
Prima di cominciare ad attaccare la farchia, due persone si mettevano in mezzo alla strada, si sparava un colpo di fucile che era il segnale e tutta la gente cominciava a radunarsi. Gli uomini pensavano a preparare lo spazio. Si conservavano le canne in vari punti perché altrimenti sarebbe stato facile rubarle. Le donne preparavano il pranzo. Le donne delle famiglie vicine, a turno, preparavano il pranzo. I dolci venivano portati nella casa dove si "legavà' la farchia. La mattina del giorno dopo, dalle 8 alle 9 si sparava un altro colpo di fucile: "s'attacche la farchià'. Appena ci si incontrava, si accendeva il fuoco necessario per scaldarsi e per torcere "lu lehàme". Si preparava "l'anima", cioè un palo attorno cui si formava la "farchiettà'. Si adoperava "lu capezzone". Si inizia da sotto, si fanno un paio di legature, distanza di un palmo. Col "capezzone" si fanno due o tre giri e quindi si mantiene lo stesso diametro. Le canne vanno appuntite. Alcuni puliscono le "canne da le scorscie": non è sbagliato perché arde di più. Una farchia di diametro di 1,20 e 1,10 mt. e può essere alta di mt. 8,00 o 10,00 e anche 15. Sopra la farchia si sistema la batteria. Una volta si arrampicava una persona sui nodi e metteva fuoco. Si gridava ogni tanto:

Sand'Andonie nghe fa bbarba bbianche
Oh quand'è bbèlle ssu piancate
Evvive Sand'Andone Abbate.

Saucicce e cancellate
Evvive Sand'Andonie Abbate.

Verso le ore 13,30 del 16 gennaio si usciva con le farchie. Si portavano a spalla, Si sparava un botto e usciva la farchia. Per tradizione ci sono quelli che portano le farchie sul trattore e poi lo portano a spalla. Una volta le farchie si accendevano lungo la strada. Quando la farchia era arsa per metà, si spegneva e si doveva far ardere nella Piantata. Poi si tagliavano i legacci e si facevano ardere. Si accendevano in piazza, poi per sicurezza si cambiò perche successero incidenti.
Vicino la chiesetta di S. Antonio ai Colli c'erano gli "sterponetti": una fila di circa 10 piante di querce. Mio nonno sempre me lo diceva. Le querce erano sempre della stessa quantità. Avevo 5 o 6 anni quando mio nonno mi raccontava e da allora gli sterponetti erano rimasti sempre della stessa quantità. Diceva mio nonno che dove sta la chiesetta lì era nato S. Antonio. Questa chiesetta non esisteva, è stata costruita prima della I guerra mondiale. C'era una croce di legno messa dai Missionari. Dopo alcuni anni, la croce fu nuovamente messa però all'incrocio verso Bucchianico. Si costruì la chiesa. La famiglia di Stenti fu


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costretta a sfollare a Spoltore, dopo il fiume Tavo. Caricarono il necessario sui carri e partirono. Le vacche del primo carro, dopo 100 mt la chiesetta, si sdraiarono. Mentre le vacche del II carro si sdraiarono prima della chiesetta. Tornarono al fosso di acacie, al canalone delle Vicenne. Rigirarono le vacche e le coprirono gli occhi con la giacchetta. Ma le vacche non vollero passare. Tornarono a casa e videro che i tedeschi non c'erano. Stettero a casa e si salvarono perche l'altro gruppo di tedeschi non arrivò. Si sparse la voce e si diceva che era un miracolo. La chiesetta fu costruita per ringraziamento nel 1947 .Sulle sponde della Vesola c'era la sabbia, un altro fratello aveva la fornace. Si cossero le pietre della Vesola con i rami e alberi tagliati dai Tedeschi.
Si diceva che la Selva era tutto un bosco, poteva essere circa 70 ettari. Il proprietario vi allevava maiali, aveva due socci per la terra e due garzoni per la Selva. Ai principi di settembre, quando maturavano le ghiande, andava a comprare i maiali. Poteva campare 400 - 500 maiali. La sera il garzone li portava verso il fiume per farli bere e poi li metteva nel recinto.

Il picchetto dei Francesi - Lu picchette ere de 13 suldate: 12 suldate e n'ufficiale. Quand'è arrivate a che lu punte, ha truvate nu ggenerale senz'arme. la ddummannate addò ava jj. Li Francise ja date a capl c'ava passà. Allore lu ggenerale je respunnese: a ècche nen se passe! Vede quanne suldate e anzignese nghe la mane.
- Ve facce brusciare a tutte quante! (lu ggenerale ere Sand'Andonie).
Le Francise je respunnese: addò nen ce 'ppuò, nen è vergogne a scappà! Se ne returnese e jese a fa lu ggire a Casacanditèlle e passese oltre.



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Nu francese s'ave mbaurite e se destacchese da lu gruppe e s'annascunnese mmèzze a la frane. Stese na quindicine de ggiorne. Nu cacciatore scuprese ca stave nu francise mmèzze a la frane. Mo', s'areunjte, s'è apute a lu Cummune, ca stave na persone. S'aunjte ddu tre giuvene e nome ite ognune nghe la mazze mmane. Anome jese torne torne a la fatte. Lu francise stave nghe lu fucjle, auzese le mane, inese lu fucjle e aciese capl ca nen vulave fa danne.
(Le testimonianze sono state rilasciate da Antonio Di Fulvio di anni 93 residente in c.da Colli).

Doc. 4 - Testimonianza di Giuliano Di Giuseppe
Tra i documenti includiamo un fascicolo dattiloscritto di Giuliano Di Giuseppe di Fara. Il modello dell'intervista, scelto dall'autore, sembra essere stato idoneo per rivolgersi ai propri concittadini desiderosi di conoscere le proprie tradizioni. Egli dà informazioni rivendicando il senso di appartenenza al luogo; conosce e riferisce particoari noti solo a chi vive da sempre tra la "gente delle farchie". Le domande sono in realtà quelle che il "pubblico delle farchie" fa a se stesso, cercando di trovare nel passato, nella tradizione le motivazioni comportamentali del presente. Questa testimonianza diventa così doppiamente interessante: da una parte consente ai lettori di conoscere fatti interessanti sulla festa, dall'altra di capire meglio gli attori della festa.

Le farchie del 2000, nella leggenda, nella storia e nell'attualità
Domande ricorrenti sulle farchie di Fara Filiorum Petri

1. Cosa sono le farchie di Fara Filiorum Petri?
Sono pesanti fasci di canne, costruiti con somma maestria uno per contrada, allo scopo di bruciarli, una volta messi in piedi, per onore il protettore del paesetto, Sant' Antonio Abate, la vigilia della festa, cioè il 16 gennaio. Possono avere circa un m t di diametro e una decina di mt di lunghezza. Sono legate da robusti rami lunghi e flessibili di salice.

2. Come nacque fa tradizione delle Farchie?
Intorno al 1860 sorgeva il bisogno di illuminare la strada ad una processione per portare la statua del santo dalla chiesa a lui dedicata a quella parrocchiale, la sera del 16 gennaio. Ma erano farchiette che ogni fedele in duplice fila doveva portare a mano per fare luce.

3. Quale fu il motivo ispiratore di questo tipo di illuminazione?
Pare che alcuni anni prima, facendo inspiegabilmente ritardo una "Compagnia" che tornava dal Volto Santo di Manoppello, i partecipanti rischiavano di trovarsi nell'oscurità. Allora altri Faresi andarono loro incontro con delle farchiette accese per far luce.

4. Prima di questo viaggio esisteva qualche fuoco propiziatorio in omaggio di S. Antonio?
Era in uso la farchietta accesa per depilare il porco oppure qualche sparuta farchietta o tizzone ardente che il viandante talora accendeva per illuminare la strada. Siamo nella prima metà dell'800. Dunque non c'era niente che avesse lo scopo di rendere omaggio o ringraziare Sant' Antonio.



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5. Quale fu l'esclamazione misteriosa che si ripete per quasi un secolo?
L'esclamazione "mo remeneme, mo remeneme, e ssand'Antone che si legava al ritorno della Compagnia. Questa esclamazione finì negli anni '40 del secolo ventesimo.

6. Dopo la morte del picchetto francese nel 1799 durante un agguato in località "La Selva" scattò subito la riconoscenza al santo per aver evitato la rappresaglia su Fara?
Presso i contadini, specialmente dopo il ritorno dei Borboni avvenuto nel 1815, la venerazione al santo miracoloso certe volte aumentò fino al punto di dedicargli le farchie. Anzi pare di capire che a livello ufficiale nella metà dell'800 sant'Antonio fu piuttosto snobbato a vantaggio delle più reclamizzate sante Reliquie. Sant'Antonio Abate cioè il Santo borbonico, antifrancese, antiliberale, ecc. diventò solo appannaggio del popolo.

7. Ci sono state relazioni con le feste del.fuoco" di origine arcaica?
Andando indietro nel tempo, l'indagine si fa pressoché impossibile ma si può tranquillamente negare l'esistenza del "fuoco devozionale". A sentire gli studiosi il discorso non finirebbe mai perché di congetture se ne possono fare tante.
Noi però restiamo delle nostre irremovibili opinioni.

8. Chi fu l'insigne saggista che annoverò la festa delle Farchiette tra le meraviglie da vedere?
Gennaro Finamore ne parlò intorno al 1890.

9. In che modo venne aggirata la penuria di canne?
Visto che con le buone non si ottenevano donazioni di canne, si ricorse al furto. Necessità fa virtù. Anzi ancora peggio perché si disse che era Sant' Antonio che voleva le canne rubate. Dunque Sant' Antonio capoladro! Ogni tanto i furti di canne avvenivano abbelliti dalla leggenda. Sant' Antonio era il capo" e i Carabinieri, gli uomini di Legge, dovevano chiudere gli occhi perché c'era di mezzo il santo.

10. Perché le Farchiette diventarono Farchie grandi?
L'usanza delle farchiette iniziò prima del 1900 per meglio illuminare le strade durante la processione, si sistemarono farchie più robuste che potevano essere poggiate sul terreno senza alcuno che le reggesse. Poi successe che un contadino dei Colli, Menic' Antonio della Selva (Domenico Antonio D'Angelo), in vena di prodezze, insieme con qualcuno che la pensava come lui, costruì una farchia più grande delle altre. Alcune volte accadeva che alcune famiglie univano le loro forze per costruire una farchia meno piccola del solito. Si dice che un ragazzo, per fare bella figura, aiutato dagli amici eresse presso l'abitazione della sposa una farchia più grandicella. Queste esperienze piacquero facendo più spettacolo.

11. Qual è l'usanza dimenticata?
L'usanza delle fucilate di gioia andò scomparendo dall'inizio del secolo. Verso la metà del 1890 ad uno sparatore che aveva sbagliato il dosaggio di polvere per l'intensità dello scoppio rimase ferito e gli fu amputata una mano.

12. Quale fu il rilancio dell'usanza delle farchie?
Ne11899, allorché le Farchie si portarono presso "La Selva" per ringraziare sant'Antonio in occasione del centenario dell'invasione dei Francesi, quando un picchetto francese era stato in parte fatto fuori da



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partigiani borbonici nascosti in mezzo al bosco "La Selva".
Il Santo si mise davanti il bosco che per miracolo prese fuoco e dissuase i nemici dallo scendere in paese mentre i partigiani si piazzavano tra gli alberi a sguainare grosse spade lucenti e i cavalli francesi s'inginocchiavano per riverenza a Sant'Antonio Abate.
Nonostante tutto, bisogna dire che probabilmente un maldestro tentativo di bruciare la boscaglia da parte di coloro che avevano a cuore le sorti della sottostante Fara, pare che ci fosse sul serio. Ma molto probabilmente furono i Francesi stessi, più preparati, più attrezzati, più organizzati, a tentare l'incendio per snidare, sfrattare, costringere allo scoperto i numerosi briganti appollaiati sugli alberi.
D' altra parte non si riesce a sapere se un incendio avvenuto oggi sia doloso o meno, figuriamo- ci dopo oltre duecento anni!
I nemici dopo aver valutato la situazione cambiarono strada.

13. Qual è lo stornello ottocentesco su questi fatti?
(I francesi)
"La Huardie l'han brusciate
Ursogne svreugnate
La Fare tante strette
Ha ammazzate lu picchette".
I Francesi hanno bruciato Guardiagrele, conquistato Orsogna senza combattere mentre Fara tanto piccola ha ucciso il picchetto.

14. Fino a quando le Farchiette, poi le Farchie, furono bruciate in piazza?
Fino al 1932. Dopo non più, essendosi pavimentata la piazza. In sostituzione furono bruciate sotto le Ripe.

15. Si dice che le Farchie di un tempo erano più grandi, è vero?
Diciamo che è vero. Fino agli anni '30 il diametro poteva raggiungere mt. 1,20-1,30 e la lunghezza doveva naturalmente avere una maggiore proporzione. Si spiega con una maggiore forza fisica specialmente del contadino più allenato alle fatiche, più avvezzo a rubare le canne e con il più evidente fervore religioso.

16. Perché l'usanza di attribuire premi alle Farchie più belle, viva negli anni 30, poi decadde?
L'usanza fu fonte di accese polemiche da parte delle contrade sconfitte. Si pensò di formare giurie di forestieri ma spesso i componenti non conoscevano la tradizione. Fu importante il premio di una bandiera tricolore simil-oro, attribuito nel 1932 alla contrada Colli per iniziativa del prefetto: Vicedomini. Altre contrade, compreso il centro abitato, fecero "buon viso e cattivo gioco" almeno secondo il loro punto di vista di eventuali altre premiazioni guadagnò proseliti e naturalmente ogni contrada voleva fare bella figura anche perché il regime fascista ci teneva molto a queste cose. Le Farchie grandi che richiedevano fatica e impegno restarono ma si cominciarono a costruire con più attenzione. Nel 1948 fu premiata la c.da Colle S. Donato con uno stendardo raffigurante una farchia ardente e la c.da Vicenne per iniziativa del giovane parroco D. Antonio Erratico. Sensazionali furono i premi del 1969 per merito del Comune di Fara F.P. (sindaco Giuseppe De Ritis) consegnati alle contrade Sant'Eufemia e Pagnotto. Il presidente dell'Ente Turismo, A. Clementini, rivolse in quell'occasione parole di incoraggiamento.


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17. Successero fatti spiacevoli e luttuosi?
Purtroppo si. Durante la II Guerra Mondiale le Farchie caddero visibilmente di tono fin quando non si costruirono affatto perché c'erano i Tedeschi (1944). Dopo, ne11946, un povero operaio che stava ad aiutare per l'innalzamento della Farchia del Colle S. Donato, morì per l'improvvisa caduta dell'enorme fardello. Lo stesso incidente accadde nel 1972 quando morì sotto la Farchia di C.da Pagnotto un altro aiutante. Dalle autorità furono imposte riduzioni delle dimensioni delle farchie ma con il tempo esse ridiventarono come le precedenti.
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18. Quali furono le altre iniziative?
Con il tempo maturò l'idea di portare le Farchie ad accendersi in c.da Colle Selva ogni 25 anni. Infatti vi furono portate ne11899, nel 1925 anziché nel 1924 per carenze organizzative, nel 1949 (in parte compro- messe dal cattivo tempo), nel 1974 e ne11999.
Altra iniziativa fu quella di risolvere incomprensioni che sorgono tra le persone stando riuniti davanti la Farchia della contrada. Altra iniziativa anticamente rispettata era quella di invitare poveri dei paesi vicini a partecipare alla Festa.

19. Quali differenze esistono tra la festa di un tempo e quella di oggi?
Anticamente c'erano le ubriacature facili e si mangiava con una certa parsimonia. Oggi la devozione sembra essere più affievolita rispetto ad un tempo. Le Farchie si trasportano con i trattori e si accendono insieme, fragorosamente, per ridurre i pericoli. Da oltre 25 anni le Farchie non si portano semi-bruciate sotto le ripe ma, al contrario, ogni contrada riporta i resti della propria farchia in sede facendolo bruciare per continuare fino a tardi a fare festa e mangiare ali' aperto.
La tradizione oggi è molto conosciuta. Nel 1984 si tenne in Chieti una conferenza, nel 1987 a Oratino (Cb), nel 1995 in Chieti e nel gennaio 1997 in Fara. Nelle edizioni 1995 e 1996 della festa di S. Giustino
in Chieti, patrono della diocesi, i Faresi portarono una farchia in città.

20. Attualmente funziona anche l'aspetto conoscitivo della tradizione?
Si direbbe di si: per le televisioni, per i giornali e per le conferenze. Tra esse quella nel gennaio 1984 a Chieti, nell'agosto 1997 a Oratino presso Campobasso, nel maggio 1995 a Chieti, nel gennaio 1997 a Fara. Si è portata una farchia a Chieti nel maggio 1995 e 1996 durante la festa di S. Giustino.

21. Quali sono le contrade che costruiscono le farchie?
Le contrade sono: Colle S. Donato, Fara centro, Giardino, Mandrone, Pagnotto, Piane, Via Fuori Porta, Via Madonna del Ponte (con due farchie), S. Nicola, S. Eufemia. Sono state lungamente inoperose le contrade di Campolungo e Via S. Antonio mentre quelle di Crepacce e Brecciarola non partecipano.

22. Quanta gente assiste alla festa?
C'è sicuramente più gente rispetto ai tempi passati, sono in aumento soprattutto i forestieri. Ad esempio nell'edizione del 1994 la folla era tanta che non si poteva passare! L'interesse è aumentato con le informazioni giornalistiche e le televisioni.

23. Esistono momenti altamente emozionanti?
L'aspetto molto emozionante è dato dalle struggenti litanie recitate in latino dalle donne, con accompagnamento della banda, poco prima che



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la parta a spalla la Farchia di Fara centro. Danno quasi l'impressione di tanti ricordi che s'intrecciano col presente per instaurare un'ideale continuità di intenti!

24. Quali furono altri fatti, per 10 più brutti, connessi alla tradizione delle Farchie?
Nel 1951 un incessante acquazzone appesantì talmente le Farchie da renderne problematico il trasporto. Solo dopo le cinque della sera al suono delle campane si poté partire tra la generale commozione. Alcuni esperti dissero che sarebbe stata meglio la neve. Dal 1965 la chiesa di Sant' Antonio restò chiusa perché pare che la volta fosse pericolante. Questo fatto però non piacque a tanta gente. La chiesa fu riaperta al culto dopo oltre vent'anni. Nel 1985 la Farchia di Fara centro non si poté alzare verticalmente perché le forze per farlo scarseggiavano e sarebbe stato pericoloso insistere. Anche poco prima del 1950 successe qualcosa di simile.

25. Quali furono invece altri fatti, per lo più belli, meritevoli di attenzione?
Fu la moda di questi ultimi anni consistente in baracche con sostegni di ferro e manti di plastica, antifreddo e antintemperie, ormai adoperate da quasi tutte le contrade. Fu anche la giovanissima locale banda musicale che dal 1993, alla guida del maestro Rinaldo Di Nobile, ogni tanto fa capolino. Poi, le "cantate" tra cui principalmente c'era "na donna bbona cristiane" hanno la loro parte importante. Dall'inizio degli anni '80, i contradaioli dei Colli e delle Vicenne sono soliti accendere tre o quattro Farchie minori il pomeriggio del 17 gennaio, davanti alla chiesolina di Sant' Antonio da loro stessi restaurata nel 1981.

26. Quale fu un importante motivo di divulgazione?
Nel 1986 alcuni farchiaioli della contrada Sant'Eufemia furono invitati al recarsi a Montone, frazione di Mosciano S. Angelo (TE) per costruire una Farchia a scopo di festa e nello stesso tempo per far vedere "come si fa". Essi accettarono volentieri. Fecero una farchia semigrande, sufficiente per l'interesse e per una maggiore allegria.

27. Eccessiva devozione o imitazione?
Per il culto a Sant' Antonio Abate, molto diffuso, alcuni paesi del vicinato si sono messi a costruire Farchie, almeno una fatta alla meno peggio. Tra essi, il paese che ha imparato di più, con 5 o 6 Farchie costruite discretamente bene, ci sembra Casacanditella, la quale fa le Farchie dalla metà del secolo ventesimo. Anche Pretoro ponte, di solito con due Farchie non eccessivamente grandi, accese la mattina del giorno 17 fa qualche cosa di buono.

28. Come va la questione del mangiare e bere?
Procediamo con ordine. Una volta, in omaggio alla tradizione, si mangiavano i dolci casalinghi consistenti in crispelle, pizzelle, tarallucci, zeppole, calcioni ripieni. Oggi questa roba si fa lo stesso ma sembra sia passata in secondo piano per fare posto alle abbuffate, alle tavolate, buone per tutti i gusti, specialmente per chi ha lo stomaco buono. Questo andazzo piace alla maggior parte delle persone e naturalmente viene voglia di dire che è "una festa nella festa", lasciando al bagliore delle farchie fiammeggianti il gradito compito di ravvivare dal profondo dell'anima, la tradizione, la fede, la devozione a Sant' Antonio Abate.



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29. Che cos'è la "cena della Farchia"?
I numerosi componenti della contrada, nei giorni successivi alla festa, si riuniscono in un ristorante prescelto per mangiare e bere fino a tardi. Ognuno paga la sua quota.

30. Come dicevano una volta e dicono attualmente quelli a cui le Farchie non piacciono affatto?
Questa gente, per fortuna molto poca, ne dice di tutti i colori. Ecco un campionario: le farchie sono sciocchezze e basta. È una carnevalata. Non si vergognano Vagabondi! Lo sanno che le canne costano un occhio e il povero contadino ne ha bisogno per raccogliere il frutto del suo sudore? Sembra che siamo in Africa. Le Farchie superano per insipienza altra tradizioni. Anziché pensare alle Farchie, a Sant' Antonio, ecc. ci si preoccupa solo di mangiare. lo queste bestialità non le posso vedere. È una festa che non vale niente, specialmente dopo l'accensione del fuoco. Non è più il tempo di fare certe cose. Quando arriva il momento io me ne vado. Una volta si spiava se la Farchia era perfetta, ora si guarda solo il porco o l'agnello appeso. Dunque facciamo progresso!

31. Negli anni del 2000 come si svolge la fase preparatoria?
Dopo 3 o 4 giorni occorsi per costruire la Farchie (qualche contradaiolo preferisce diluire la cosa anche in 7 o 8 giorni) durante i quali è sembrato che l'operazione riguardasse solo quelle poche persone capaci di farla, si arriva alla sera del giorno 15 quando, in presenza della Farchia pressoché ultimata, molta gente si raduna in allegria per fare baccano fino a tardi, mangiando e bevendo. La mattina dell'indomani, tutto torna nell'indifferenza. Ormai pare che si viva solo nell'attesa del pomeriggio. Tuttavia non mancano i forestieri che fanno domande e i fotografi, operatori televisivi, ecc.

32. Come si svolge la Festa (o tradizione) del 16 gennaio?
Dalle ore 14 in poi, allo sparo delle bombe di ciascuna contrada per annunciare che si parte, le Farchie vengono caricate su rimorchi agricoli e portate verso la chiesa di S. Antonio. La Farchia del Centro abitato di solito si avvia faticosamente a spalla intorno alle 15 e prima d'avviarsi è preceduta da litanie accompagnate dai suonatori. Gli stessi, suonando, precedono la Farchia fino a destinazione. Dopo che tutte le Farchie sono arrivate, occorre il loro innalzamento verticale molto laborioso e, delle volte, provoca attimi di brivido tra gli spettatori. I mezzi più idonei alla riuscita di questo "Iavoraccio" sono certi pali incrociati chiamati "le filagne". Arrivate le ore 17 circa, le Farchie, in posizione verticale, vengono fatte bruciare lentamente dalla sommità, a mezzo di assordanti bombe avvolte di carta che dal basso arrivano in su. Ed è molto suggestivo questo sfavillante bombardamento: certo, uno spettacolo nello spettacolo! Con le Farchie che si consumano sprigionando gradite fiamme, la festa cala di tono fino a quando, consumatesi per metà, vengono abbattute una alla volta senza criterio, vengono segate e riportate alla base di partenza, di nuovo fiammeggianti, per continuare le gozzoviglie fino a tardi.

33. Che cosa avviene il giorno della festa di Sant'Antonio Abate?
Il giorno 17, dopo la messa solenne celebrata nella chiesa di Sant' Antonio, si fa la benedizione di qualche animale e di un fuocherello acceso. Roba da poco. Il pomeriggio i contradaioli dei Colli e delle Vicenne


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accendono quattro farchie minori davanti alla loro chiesolina e fanno festa fino all'imbrunire.

34. Come si svolse la festa a Colle Selva nel 1999?
Per le Farchie da riportare a Colle Selva nel bicentenario dei fatti avvenuti lassù, una speciale commissione presieduta dal sindaco, che aveva stabilito che esse dovessero avere un diametro superiore ad 80 centimetri, cozzò contro il diniego del Vigile e dei Carabinieri, quando aveva già attaccato sei legami. Dopo oltre un giorno di perplessità, decise di costruire una seconda Farchia conforme all'ordinanza, e quella restò lì, magari a bruciare il giorno dopo, nello spiazzo solito del cimitero, alla fine della messa all'aperto celebrata dal parroco d. Ettore Frani. Durante la festa lassù, la gente fu molto numerosa, e il tempo molto bello. Però le varie fasi su uno spiazzo di circa 20 per 80 costruito ad hoc a fianco della chiesolina furono molto lente. Forse si perse più di un'ora per i rinfreschi da parte, invero encomiabile, di quelli dei Colli all'inizio della contrada (i candelori). Le Farchie cominciarono a fiammeggiare verso le ore 17,45 quando già si era fatta notte. Di buono, diciamo che i trattori adibiti al trasporto furono fatti sloggiare appena finito il lavoro, parecchie luminarie comparvero sulla strada, furono interdette fino a oltre un Km. le numerosissime auto per la solerzia delle Forze dell'Ordine, Le misure ordinate di cm. 70-75 e di metri 6 furono azzeccate.
Come previsto, doveva venire da Chieti il vescovo Edoardo Menichelli e c'era una rappresentazione del miracolo di Sant' Antonio, ma non venne ne si fece niente. Il giorno dopo: messa presso la chiesolina di Sant' Antonio, poi Processione in auto con la statua e con la banda locale, per celebrare la messa solita delle 11,30 presso la chiesa di Sant'Antonio Abate. Si aggiunge che ci furono foto e diapositive sulle Farchie a cura dell'Istituto d'Arte di Pescara (nei locali dell'ex-asilo), e come l'anno precedente oltre le ore 20 del giorno 17, ci fu un lauto cenone a pagamento nella piazza del mercato.

35. Che cosa significala parola Farchia?
Etimologicamente potrebbe derivare da "Fòrchia" che nel dialetto di Palena significa "caprile" - dal latino "furcula" da cui "farchja", in relazione alle canne intrecciate che delimitano il caprile nella stalla; oppure da "Farchjie" - canna palustre con cui si impagliavano le sedie o si bruciavano le setole del maiale. In abruzzese comunque Farchie indica anche una fiaccola di canne oppure legna intrecciata a mo' di falò che si brucia la notte di Natale o nella festa patronale. Per conseguenza, la parola indica anche l'a- sta di legno che sostiene il falò bruciato davanti alle Chiese la notte di Natale. Verosimilmente la parola "Farchia" data l'origine longobarda del paese, si può ricollocare al vocabolo "Fahren" che significa "portare". Gennaro Finamore disse che la parola "Farchia" è una fiaccola di canne cioè falcola, la quale è un termine antico del XVI secolo e sta per candela oppure fiac- cola, Altra considerazione è che alla radice indoeuropea "fac" siano nati poi in latino "fax", "facis", "Facula" e in tedesco "fackel": Certo e che al riguardo esiste quasi gran confusione, e noi, in attesa che gli studiosi si mettano d'accordo, siamo indotti a dire "Farchie" e basta.

36. Quali sono le cose che rendono la Farchia foriera di successo?
Prima di tutto viene la cosiddetta "anima" che sarebbe una Farchia piccola dentro la Farchia vera e propria, Serve alla tenuta della costru-


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zione, ad evitare cioè che essa si pieghi specialmente durante l'innalzamento verticale. Una volta, ma anche adesso, in sostituzione si ricorreva a un palo diritto lungo e robusto.
In ogni contrada ci deve essere un capofarchia tra i più esperti e capaci organizzatori, soprattutto in fase di costruzione. In seguito all'incidente mortale del '72, gi si fa obbligo di firmare una dichiarazione con la quale, di fronte alla legge, si assume ogni responsabilità su quanto potrebbe accadere. Ci sono, indispensabili, le filagne, coppia di pali diritti che messi sotto la Farchia servono a permettere il trasporto a spalla e maggiormente durante l'innalzamento verticale, messi a forma di una grande X servono da spinta e guida. Assolutamente di grande importanza sono i legami, lunghi rami flessibilissimi ottenuti dal salice per legare la Farchia. Poco prima del loro impiego vengono contorti a mezzo del fuoco. Mediamente per ogni Farchia ne occorrono 20-25 in rapporto alle sue dimensioni.

37. Alle Farchie di Fara Filiorum Petri c'è molto da divertirsi?
Più no che si. Essa è solo una festa emotiva fondata sulla dedizione al Santo, sulla partecipazione talvolta sul pericolo. In questi ultimi anni si è cercato di togliere alla festa i paludamenti della compostezza col mangiare e bere.

38. Quali fatti iniziali più faceti che seri meriterebbero di essere citati? Quando il nemico si trovava in mezzo al bosco "la Selva" era preceduto da un tale che dal portamento "pareva un generale". A Sant' Antonio in chiesa, l'ufficiale francese, incaricato di fare indagini per vedere chi fossero i Faresi sospettati di avere assalito il picchetto, gli mise la spada vicino per dimostrare che Sant'Antonio era effettivamente il Capo, come peraltro dicevano i Faresi. Quando i francesi attraversarono Casacanditella, un farese sottrasse loro un fucile. Sono questi fatti che hanno bisogno di prove e documenti, i quali, purtroppo mancano.

39. C'è una qualche spiegazione alle fucilate di gioia?
C'è chi dice che esse erano il semplice bisogno di fare festa e di estrinsecarlo in uno sfogo, e chi ha asserito senza incertezza che le fucilate erano un segno rievocativo degli alberi del bosco "la Selva", divenuti soldati. Mah!

40. Dopo 50 anni dai fatti del picchetto, si andò a Colle Selva per ringraziare Sant'Antonio Abate?
Nel 1840 dopo un cinquantennio non ci si andò, cioè più no che si.

41. Cosa si può dire del rifocillare e dissetare in allegria?
Si può dire che di ritorno con la statua, riottenuta dopo un presunto furto (anche qui mancano le prove) i partecipanti furono rifocillati e dissetati in allegria, perciò nacque l'andazzo di eccedere nel mangiare e bere. Purtroppo, anche qui mancano le prove.

42. Quali ipotesi si possono fare sul furto delle canne?
Una ipotesi suggestiva è che i Faresi cercarono di avvalorare il furto delle canne con il furto della statua, cioè altri hanno rubato Sant'Antonio e noi rubiamo le canne agli altri per festeggiarlo. Ma ripetiamo che questa è solo un'ipotesi buttata da qualcuno che ha bisogno di prove certe.

43. Si possono fare accostamenti parlando di chiusura mentale dei tempi passati?


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L'accresciuta religiosità da un lato contro la grande chiusura mentale dall'altra. Sembra quasi un paradosso ma è un dato di fatto che non ha bisogno di conferme.

Storie e storielle
I - Per l'aggressione al picchetto francese del febbraio 1799, la Fara se la vide brutta. Lo stesso Sant'Antonio fu chiamato in causa quando un ufficiale francese, replicando a chi gli diceva che il protettore era come un capo, disse: "tutto potevamo credere fuorché di dover essere assaliti da uomini comandati da un santo! " E poi sguainò la sua spada per collocarla con somma irriverenza tra mani e piedi della statua per dare risalto ai suoi giudizi sprezzanti e dissacranti di quel preciso momento. È questo un episodio abbastanza credibile dato il grande fervore religioso che animava la gente dell'epoca. Sta di fatto che i Francesi da allora non si fecero più vedere, e Fara si salvò anche perché si trovava in una inadatta a operazione in grande stile. Dopo qualche mese, i Faresi s'impaurirono assai, perché certe lumache messe a spurgare in un contenitore, ricadendo dall'interno del coperchio davano l'impressione di truppe nemiche in marcia.

II - Nei primi dell'800 mancò la precisa volontà di fare qualche cosa in più per Sant' Antonio, un po' perche il Santo era considerato "contro" i Francesi ancora presenti, un po' perché di fuochi non c' era idea, mancando la materia prima. I primi tempi della festività in onore di Sant' Antonio furono dettati dai bei propositi cui seguirono importanti fatti. E c' era la possibilità di fare qualcosa, perché avevano costruito una bella chiesa (1831) perché i francesi non c'erano più da tanti anni, perché avevano costruito un ponte che permetteva alla processione di snodarsi meglio, perché cominciarono a funzionare le prime farchiette.

III - Nel 1860, o giù di lì, la fantasia dei Faresi fece scattare anche l'ipotesi del furto della statua di Sant' Antonio. Ciò si spiega col grande fervore religioso che animava la gente di Fara verso il santo. Verso la fine dell'800, al sindaco-medico che possedeva un'importante estensione di terreno comunemente denominata la "vigna grande", ogni tanto sottraevano numerose canne ad essa destinate. Perciò egli era fermamente intenzionato a sopprimere la processione delle farchiette in voga da venti-trenta anni. Pare che facesse subito emanare la necessaria ordinanza. Ma da allora ogni volta che si recava alla vigna col suo cavallo, poco prima d'arrivare l'animale si impuntava, quasi si inginocchiava, senza volerne sapere di proseguire. Il sindaco, quando finalmente ne comprese il motivo, fece revocare finalmente il suo decreto. Così si racconta.

IV - Gennaro Finamore, come abbiamo accennato, scrisse che in Fara c'era una chiesa rurale intitolata a Sant'Antonio Abate. Nella sera precedente alla festa, usano di andare a prendere con gran pompa la statua del santo. Due lunghe file di contadini, portanti ciascuno una fiaccola, aprono la processione, accompagnata da musica e da una gran massa di popolo che canta, grida e fa spari di gioia a cui si risponde con luminarie, con scampanio e con spari dall'abitato e da ogni punto della campagna. L'effetto di questa strana processione notturna è dei più belli. Dopo una mezz'ora S. Antonio fa il suo ingresso trionfale nel paese, dove le




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espansioni di gioia toccano il colmo. Arrivando alla piazza, dove c'è la chiesa parrocchiale in cui la statua è lasciata, i portatori di fiaccole, farchie formate da fasci di canne, successivamente gettano in mezzo allargo i resti e se ne fa una gran fiammata (nu fucaracchie).

V - Per quanto riguarda i furti di canne, una volta una squadra di cercatori aveva portato a buon fine l'avventurosa sottrazione di molte canne avvenuta durante la notte. Tutto infuriato, il giorno dopo, il padrone venne per scoprire i ladri e denunciarli alla legge. Un tale, al quale aveva raccontato l'accaduto, si offrì subito di aiutarlo nelle ricerche. Invece, curiosamente, l'accompagnò alla chiesetta di Sant'Antonio. Aperta la porta, con l'indice rivolto alla statua esclamò: "è stato lui!" Colpito da quel gesto il derubato non ebbe più la forza di replicare. Fu tale il suo turbamento che riprese mestamente e rassegnato la via del ritorno senza profferire parola.

VI - Un vecchietto veniva trafelato a Para la sera della festa, armato di pistola e coltello, per fare giustizia sommaria di chi gli aveva sottratto le canne della vigna. Riuscirono a dissuaderlo, tanto bene, che diventò uno dei tanti che acclamavano S. Antonio. Fu molto probabilmente un mirabile effetto del "bicchiere" offertogli nel momento giusto e nella dose giusta. Poco dopo, lui ed altri conciati come lui, vedevano la farchia dei Colli diventare un tantino più alta ad ogni fragorosa ovazione, perché proprio Il stavano le canne del... mancato omicida pentito.

VII - Una volta fu abbattuta una porta ben chiusa al fragore dei tuoni, certamente non sgraditi, per evitare i sospetti.

VIII - Anche certe risposte solenni nei momenti difficili fanno parte di una grande festa e dedizione al patrono Sant'Antonio: "il capo è Sant'Antonio", "l'ha voluto lui", "il capofarchia è lui!". Insomma, stranamente una misteriosa eco lontana, sfida vincente contro il tempo, qualcosa di simile senza che nessuno se ne rendesse conto, a quanto era stato esclamato la prima volta nel lontano 1799.

IX - Nel primo decennio del 1900, le Farchie ebbero una trasformazione dal piccolo al grande. Ormai le farchiette avevano fatto il loro tempo. Esse continuarono a starci e naturalmente piuttosto favorirono una più evidente spettacolarità della tradizione. L'epoca delle fucilate di gioia (per fortuna molto poche) continuava. Nel decennio che va dal 1910, le Farchie ormai grandi incontrarono lo stesso. C'è da dire che mentre sparacchiava in segno di festa, davanti casa poco prima di trasportare la Farchia, un giovane sedicenne delle Crepacce si ferì seriamente alla mano ed evitò l'amputazione per puro miracolo nel 1919. Fu anche un fiorire di raccontini inerenti il furto delle canne.

X - Il decennio che va dal 1920 fu importante per il "ritorno" delle Farchie ai Colli, perché scadeva il venticinquennale; ma anziché andarci nel 1924, ci si andò nel 1925 perché così venne stabilito e fu una bella festa ricca di innovazioni. Le farchiette non mancavano ma poche erano destinate a scomparire.
XI - Nel decennio che va dal 1930 le Farchie furono spostate nella fase finale, dalla piazza a sotto le ripe, causa la pavimentazione eseguita nel 1932. Nello stesso anno fu premiata la contrada Colli per avere costruito la Farchia più bella.
XII - Nel decennio che va dal 1940, innanzitutto ci fu la seconda guerra mondiale che ridimensionò l'interessamento per le Farchie finché




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non si costruirono affatto perche c'erano i Tedeschi. Poi un giovane operaio forestiero morì sotto la Farchia del Colle S. Donato. Ci fu nel 1948 un ritorno ai premi che arrise al Colle S. Donato. Infine alla scadenza dei venticinque anni (1949) le Farchie tornarono ai Colli ma non tutte ci andarono per la troppa fatica, per il cattivo tempo e per la scarsa volontà.

XIII -Nel decennio che va dal 1950, per via di un brutto acquazzone le Farchie divennero molto pesanti e impossibili da portare (1951). Però a sera tarda potevano essere le cinque, le Farchie partirono che la pioggia decrebbe. La Farchia di S. Eufemia arrivò semidipinta in rosso. Ahò! ...potenza della suggestione (politica). Molte volte il cattivo tempo rischiò di compromettere la tradizione. Non fu così nel 1955 perché la giornata fu primaverile, largo afflusso di forestieri ed era domenica.

XIV- Nel decennio che va dal 1960 la chiesa di Sant'Antonio fu chiusa per crepe alla volta. Quest'evento creò malumori per una processione compromessa, ma non ci fu niente da fare. Intanto cominciarono a venire giornalisti, operatori della RAI, fotografi. Nel 1969 la festa s'ammantò dei paludamenti della solennità perché ci fu il ripristino dei premi alle farchie più belle e fu vista in televisione in tutt'Italia. Le Farchie venivano messe al lato della chiesa, causa l'asfalto ormai ovunque.

XV -Nel decennio che va dal 1970 balza soprattutto agli occhi una nuova disgrazia mortale, quando un aiutante del Colle Pagnotto finì sotto la Farchia della contrada durante l'innalzamento (1972). In seguito al fatto angoscioso scattarono polemiche interminabili e dopo un tira e molla, pieno di speranze e delusioni, le Farchie poterono continuare però dovettero essere più piccole. Due anni dopo, come prescritto, le Farchie tornarono ai Colli, in presenza del vescovo di Chieti mons. Vincenzo Fagiolo, di una giornata primaverile e di numerosa folla.

XVI -Nel decennio che va dal 1980, la Farchia di Fara-centro non si poté alzare verticalmente perche le forze erano insufficienti (1985). Alcuni volenterosi portarono una Farchia in Provincia di Teramo per contribuire alla riuscita di una festa locale. Intanto cominciarono ognuno a riportare la propria Farchia da dove era venuta, per continuare le feste. Le Farchie non tornarono più sotto le ripe da alcuni anni e forse era meglio. Molte furono le mangiate e le bevute, certamente più di quanto avveniva una volta.

XVII -Nel decennio che va dal 1990, d. Antonio Erratico, sulla breccia dal 1954 smise di fare l'arciprete e passò la mano, dalle Farchie del 1997, a d. Ettore Frani. I bandisti di una volta erano terminati. Ci si arrangiò come meglio si potesse, compreso la giovane banda di Fara, la quale, dal 1993, partecipa alle varie funzioni inerenti la festa delle Farchie. Esse nel 1999 tornarono ai Colli presso la Chiesolina e fu una gran festa, tra folla, bel tempo e macchine che ormai stavano dappertutto.
(dattiloscritto di Giuliano Di Giuseppe)

Doc. 5 - La leggenda di S. Antonio Abate di Rinaldo Di Nobile

La testimonianza di Rinaldo Di Nobile di Para {classe 1925), insegnante di musica, operaio-poeta, diventa pregna di significati quando in essa scorgiamo le tracce di una memoria orale tramandata (del nonno Raffaele De Ritis classe 1853) ritenuta indispensabile dall'autore per


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esprimere la sua intima sensibilità. La festa è diventata il pretesto per esprimere il forte senso di appartenenza al proprio contesto sociale, in un' epoca in cui, lo stesso autore riconosce, è molto difficile ritrovare gli orientamenti culturali turbati da molte ed intense trasformazioni: dalla II Guerra mondiale drammaticamente vissuta negli anni giovanili sino ai decenni successivi fatti di lavoro, esperienze personali dolorose e mutamenti socio-comportamentali collettivi degli ultimi anni.
I due scritti, lasciati nella versione arricchita dall'autore, trasmettono integri i miti e gli archetipi di fondazione della festa.

La leggenda de Sant'Antonie Abbate
Hugne anne a la Fare per la recurrènze de la farchie, de lu 16 e 17 gennaie, feste in hunore de sant'ANTONIE ABBATE sa revive lu meracule de lu sante a la Sèlve.
Seconde la leggènde, sant'ANTONIE fèce ndietreggià da la Fare l'armate de Napoleone huccupante, che se dereggève vèrse lu meridione dell'ltalia, sènza fa sparà nu colpe di fucile.
Ere l'anne 1799 lu 25 aprile a le 8 'm punte la,matine, nu pecchètte de suldate francise staccate da lu grosse de l'armate hèntrenne a lu cunfine de la Fare per splurà lu territorie e se trovene anninze la Selve: nu grosse bbosche de piante de cèrche, longhe e larghe de parècchie Km quadrati.
Lu cumandante francèse, note a mèzze a lu bbosche nu schieramènte de suldate bbène armate, pronte per lu cumbattemènte, anninze a tutte stève lu ggenerale cumandante, 'nghe na bbarbe bbianche, na spade mmane, ma tutte serène e calme e nisciune sparè nu colpe.
A che lu punte le caville de le suldate francise, sanne feràte, nen fanne cchiù nu passe anninze, se mettene ngenocchie, 'mmubbelezzate, lu cumandante aremane sbalurdite, mbaurite de fronte a stu spettacule, nze rèndeve chiu conte de quèlle che stève a succède, nen sapènde chiu che fa, ordene subbete la reterate "e le caville hanne cumenzate a recamenà". Sa rehunisce nghe lu grosse de l'armate, arecconte de l'accadute e parle de 'mbuscate e trademènte. Subbete sa rehunisce le state maggiore, piène



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de fermente e prehoccupazione e dope na longa discussione dà ordene de rastellà lu Paèse.
Càlene a la Fare e vanne a parlà nghe lu sineche, p'avè nutizie de suldate a la Sèlve.
Lu sineche tutte meravigliate dice: nen ce stà per nesciuna raggione ne suldate e ne 'mbuscate, ma lu cumandante francèse arepète ca la Sèlve a mèzze a lu bbosche ce sta nu schieramente de suldate bbène armate e pronte a cumbatte per la defese de lu Paese.
Cumènze lu rastrellamènte per lu Paèse e la campagne, ma nen ze note niènte, tutte calme, nisciuna tracce ne de 'mbuscate ne de suldate. S'arrive a la Chiesa de sant'ANTONIE, hèntrene dèntre e huardene da tutte le parte nghe la speranze de truvà caccose, ma niènte, tutte in hordene. Tutte a nu tratte lu cumandante de lu pecchètte francèse huarde la statue de sant'ANTONIE, ma pe tante tèmpe, gnè s'avesse aremaste 'ngandate: la facce hi se cagnè de culore, devènte pallede, bbianche gnè na cère e dice: "ma hère stu vicchiarèlle nghe la bbarba bbianche lu ggenerale cumandante! Piène de stupore e mèravie, nghe la voce trèmenne, nen me pozze sbaià le so recunusciute: è re proprie hèsse!
Dope la revelazione e l' affermazione de lu cumandante francèse, le ahutoretà paesane e lu state maggiore francèse, hanne cunvenute ca se trattève de nu meracule de sant'ANTONIE. Subbete s'hanne ngenucchiate, anninze a la statue, hanne prehate e regraziate lu nostre grande sante MERACULOSE.
Le francise lu jurne apprèsse lassene la Fare pe cuntenuà l'avanzate verse lu meridione e se dirigge vèrse Orsogna