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TRADIZIONI :: Il
libro sulle farchie
Cap.
XII
CIBO
RITUALE
Negli
ultimi anni la funzione del cibo è stata
notevolmente ampliata: mentre alcuni decenni orsono
si preparavano soltanto i dolci tradizionali che
erano offerti in complimento insieme al vino per
lu Sand'Andune.
Il gruppo maschile festante, terminate le fasi
lavorative della preparazione della farchia, si
recava in ogni casa ed era accolto con l'offerta
delle crespelle, serpentone e le zeppolette; alcune
volte il gruppo si infoltiva con la presenza delle
donne.
Oggi si usa organizzare delle tavolate collettive
dove si consumano insaccati di maiale, maccheroni
al ragù e altro, preparati a turno dalle
famiglie a conclusione delle quali si dà
inizio ai balli e allegre bicchierate, intervallati
dai canti del Sant' Antonio.
I
pani di Sant'Antonio
Alcuni giorni prima del 17 gennaio, il comitato
festivo usa far cuocere da alcuni fornai circa
400/500 rosette di pane che vengono bene- dette
durante la messa solenne e poi distribuite a tutte
le famiglie di Para. Si usa mangiare questo pane
per devozione mentre una parte viene smollicata
nelle prebende destinate agli animali.
I dolci festivi sono crespelle, cauciune, zeppolette
e serpentone.
Le crespelle sono dolci fritti a base di farina
di grano impastata con semi di anice e patate
lesse che hanno forma allungata; la pasta lievitata
viene presa tra le dita e stiracchiata sino ad
ottenere una sorta di torsolo che viene immerso
nell'olio bollente. A cottura avvenuta, il fritto
assume una forma a tronchetto.
Le cauciune sono dei calzoni ottenuti con pasta
dolce e ripieno di marmellata d'uva, mandorle
tritate, ceci, ecc.
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Le
zeppolette sono dei dolci fritti a forma di ciambella
a base di farina di grano.
Il serpentone è un dolce a forma di serpente
fatto di pasta frolla, con ripieno di marmellata,
noci tritate e canditi che viene offerto tagliato
a fette.
Risulta evidente il significato di fecondità
che tali dolci hanno. Interessante la forma di
serpente che qualcuno vuole sia associato al cervo
ne che trova analoghi esempi in Orsogna, Atessa
e nella contrada s. Callisto di Manoppello.
Anche se oggi tali dolci hanno perso il significato
rituale e nessuno saprebbe riconoscere antichi
significati magici, è interessante riflettere
sulla complessità simbolica che potrebbe
essere associata agli ingredienti interessante
per l'antropologo.
Per Cocchiara il serpente rappresenta "ostacolo
che l'uomo incontra nella sua ricerca della fonte
dell'immortalità" e la lotta "con
il mostro ha, evidentemente un senso iniziatico;
l'uomo deve superare le sue prove, diventa eroe,
per avere diritto all'immortalità. Chi
non sa vincere il drago e il serpente, non accede
all'Albero della vità"(1).
Brosse ricorda anche che "il serpente, in
quanto potenza ctonia, era intimamente legato
all' albero sacro; l'Albero della vita si trova
in un luogo inaccessibile, all' estremità
della terra. ..ed è difeso da un mostro,
serpente o drago che ne impedisce l'accesso...
Questa triade, il primo uomo o l'eroe alla ricerca
dell'immortalità, l'Albero della Vita che
può dargliela e il serpente che ne impedisce
l'accesso, si ritrova nella maggior parte delle
mitologie"(2).
NOTE
(1) Cocchiara, pag. 77
(2) Brosse, pag. 255
pag. 52
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